Il regolamento di condominio

scritto da samuelesiani il domenica, 10 maggio 2009,23:18

L’altro giorno abbiamo accompagnato un’amica nella sua nuova casa. È una casa popolare abitata da molti italiani, ma anche romeni, sudamericani, magrebini, a giudicare dai nomi sui citofoni. La mia amica con i suoi quattro bambini – ed ha un solo anno in meno di me – è entrata nella sua nuova casa. Guardavamo il mondo dal balconcino ancora senza fiori. Sotto, un grosso cortile, pieno di biciclette di varie misure. Mi sono chiesto se in quel cortile ci giocassero i bambini.

Poi, girando per casa, un foglio in bella vista mi ha risposto. Diceva più o meno così: “Fatta salva la delibera del comune [di Torino] che ribadisce che nei cortili sia permesso ai bambini di giocare, gli amministratori delle case popolari ribadiscono che hanno sempre caldeggiato il gioco dei bambini nei cortili. Si vieta solo l’uso del pallone e i giochi dalle 12.30 alle 15.30 per permettere il riposo a chi necessita”.

Che un comune debba deliberare per questo argomento può apparire un’assurdità. Ma in un mondo in cui i cortili sono stati rubati ai bambini a favore delle auto e quando gli strilli dei bambini disturbano l’ascolto dei programmi della De Filippi, questa presa di posizione mi pare rivoluzionaria.

 

Lasciando la mia amica alla sua nuova vita, in cortile due bambini – uno, i cui tratti parevano dell’est Europa, e l’altro, che poteva essere del nord Africa – giocavano con una palla di spugna, eludendo all’italiana il divieto al giuoco del calcio.

Sono certo che quei bambini che cresceranno in quella casa popolare giocando insieme con una palla di spugna, sudando e sbucciandosi le ginocchia sul cemento, diventeranno adulti migliori di quelli che stanno vietando a dei poveri diavoli di approdare sulle sponde del nostro paese. Adulti migliori di tutta quei piccoli meschini che sorridono alle disgrazie di chi è più in difficoltà di loro. Adulti migliori di quelli poveri che fanno la guerra ai poverissimi.  

 

Continuate a giocare, bambini. Sono certo che sarete degli uomini migliori di noi.

Finalmente si accenna alle vittime

scritto da samuelesiani il giovedì, 07 maggio 2009,14:55

Recentemente, ho letto alcuni articoli sulla dolorosa questione della pedofilia che ho trovato piuttosto interessanti.

Il primo rimarca un discorso che vale la pena di ripetere. La famiglia non è un luogo necessariamente felice, dove un bambino può svilupparsi e crescere.

Se poche settimane fa scrivevo che uccide più la famiglia della mafia, è di alcuni giorni fa la notizia di quanto esce dai dati raccolti dal Telefono azzurro: i casi di abuso, perlomeno quelli che vengono denunciati, avvengono sei casi su dieci in famiglia, per mano di padri, madri, parenti o amici di famiglia.

Può sembrare una banalità, ma in realtà siamo in un’epoca in cui si torna molto a cercare un mostro da sbattere in prima pagina, meglio se brutto e straniero, e in cui la famiglia è difesa a priori, come fosse una sorta di sacro feticcio.

 

La seconda notizia è ancora più significativa: a margine dell’ennesimo arresto di fruitori di pedo-pornografia on line, un articolo di Repubblica, per bocca di  Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, porta finalmente l’attenzione sulle vittime. Credo valga più di tutto, riportare le sue parole:

 

Nel Decreto Sicurezza, di recente approvazione al Senato, [pare] siano state dimenticate le vittime del pedobusiness. Per i bambini che subiscono violenze sessuali dirette, infatti, la legge prevede il gratuito patrocinio dello Stato.

 Nel Decreto Sicurezza del governo invece i minori sfruttati sessualmente da pedofili per produrre e diffondere materiale pedopornografico non sembra abbiano gli stessi diritti. Eppure la circolazione di immagini che riportano lo strazio di circa 40.000 bambini in tutto il mondo riguarda prevalentemente minori dai 7 ai 9 anni, vittime evidentemente dimenticate. Insomma, è in atto un processo culturale pericoloso, che tende a considerare la pedofilia on line un crimine virtuale e non una vera e propria atrocità contro l'umanità, che coinvolge bambini veri e sempre più piccoli, sfruttati per alimentare ogni giorno un infame mercato di esseri umani".

Una vera emergenza: migliaia di bimbi maltrattati

scritto da samuelesiani il mercoledì, 01 aprile 2009,15:07
Riporto qui una notizia che mi è arrivata via  Adnkronos Salute (27 marzo '09). Giusto perché in un'epoca di falsi allarmi sociali, esistono delle vere  emergenze di cui nessuno parla.

Pediatri, migliaia di bimbi maltrattati, un'emergenza da affrontare.

Il maltrattamento infantile è una delle piaghe più dolorose che la società civile deve affrontare. "Per quanto aberrante possa sembrare - afferma Pasquale Di Pietro, presidente della Società italiana di pediatria in una nota - ci sono migliaia di bambini che vengono tutti i giorni maltrattati, lì dove maltrattamento può significare veri e propri atti di violenza fisica, psicologica, ma anche forme di trascuratezza e negligenza. Uno studio prospettico di qualche anno fa dell'Istituto superiore di sanità, effettuato sui pronto soccorso - ricorda Di Pietro - aveva riscontrato un'area di rischio (considerando anche le forme meno gravi come la trascuratezza) pari al 2% degli accessi".La maggior parte dei casi di maltrattamento infantile, prosegue Di Pietro, avviene all'interno della famiglia, spesso a causa di genitori psicologicamente fragili o di contesti sociali degradati. "Ci sono, pertanto, delle situazioni a rischio che possono favorire questo tipo di evento e che vanno tenute sotto più stretto controllo - rileva il pediatra - ma il maltrattamento può avvenire anche in contesti insospettabili". Uno dei maggiori problemi è il riconoscimento del problema da parte di quelle figure 'istituzionali' esterne alla famiglia che hanno contatto con i bambini. "Primo tra tutti il pediatra del bambino, ma anche gli insegnanti e la rete dell'assistenza sociale in quei casi in cui è già attiva per seguire la famiglia. Poiché i casi di maltrattamento non sono quasi mai isolati sottolinea il presidente della Sip - ma si ripetono nel tempo, è particolarmente importante il riconoscimento precoce che può togliere prima possibile il bambino da una situazione che ha generalmente gravissime conseguenze sul suo sviluppo psico-fisico". D'altra parte la delicatezza del problema deve fare agire "con competenza e cautela, perché non sono rari i casi di genitori ingiustamente accusati di aver usato violenza sui loro figli e riconosciuti poi completamente innocenti, con tutte le conseguenze terribili, per lo stesso equilibrio della famiglia, che comporta vivere una situazione del genere", ricorda Di Pietro. La Sip ha sempre avuto a cuore il problema del maltrattamento infantile e ha creato già molti anni fa un Gruppo di studio hoc, che ha sviluppato, tra l'altro, una check list per il riconoscimento dei casi di maltrattamento.


Un aiuto concreto alle vittime

scritto da samuelesiani il domenica, 29 marzo 2009,14:16
Scoppia un altro caso Fritzl (il padre austriaco, ricorderemo, che ha abusato per moltissimi anni della figlia e dalla quale ha avuto più figli); questa volta,  in Colombia. Di questa triste storia di incesti, ciò che mi preme sottolineare è che la donna, vittima del padre, ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per anni proprio dopo aver sentito la notizia della vittima austriaca.

Per certi versi, la stessa cosa è capitata a Regina Louf che ha trovato il coraggio di denunciare il giro di abusi strutturati e ripetuti nel quale ha vissuto tutta l'infanzia e parte della giovinezza, proprio dopo aver sentito dalla televisione delle due piccole vittime, Sabine e Laetitia, estratte ancora vive dalla cantina di Dutroux.

Per questi precisi motivi ho tradotto in italiano la testimonianza di Regina Louf: "Silence on tue des enfants".

Perché se un giorno qualche ex-vittima italiana dovesse leggere la sua testimonianza, forse sarà incoraggiata a denunciare o anche sentirà di poter essere creduta da qualcuno e quindi meno sola
.

Ma perché questo accada, affinché si possa dare un aiuto concreto alle vittime, è necessario che questa traduzione - da cui non miro a trarre alcun guadagno, ma anzi sulla quale ho impiegato buona parte del mio tempo libero e sarò pronto ad investire un minimo di soldi - venga data alle stampe.

Chiedo un aiuto ai blogger che passano di qua, agli amici o a chiunque voglia, di contattarmi per aiutarmi nel difficile compito di riuscire a stampare questa testimonianza anche in lingua italiana (dopo il francese e l'olandese), sbrigando quanto riguarda il nodo dei diritti d'autore, etc. tutte cose sulle quali non ho un minimo di competenze.

Grazie, anche da parte delle vittime.


 

Abusi in un istituto per sordi gestito da religiosi e laici

scritto da samuelesiani il sabato, 24 gennaio 2009,15:13
Senza generalizzare, credo sia veramente importante segnalare queste testimonianze di vittime di abusi sessuali (almeno un centinaio, si stima) all'interno di un Istituto veronese per sordi gestito da religiosi e laici, tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.

Fuor di polemica, a chi dice che le moschee devono essere aperte, credo che debba allargare la proposta ad ogni chiesa, ad ogni istituto religioso e laico e soprattutto ad ogni luogo che ospita bambini, disabili, etc.

Stando dalla parte delle vittime di abuso

scritto da samuelesiani il martedì, 20 gennaio 2009,12:27
Stare dalla parte delle vittime, significa riconoscere - e affrontare lo strazio che il pensiero provoca - che esistono vittime di abusi sessuali. Abusi sessuali che vanno ben al di là delle molestie in ambito familiare, parrocchiale, etc. ed entrano a pieno titolo nel campo delle organizzazioni criminali. Qui si parla di crimini contro l'umanità; perché se è vergognosa la tratta delle bianche, quella ai danni di un bambino è roba da tribunale dell'Aja.

Ben venga quindi l'impegno di Chi l'ha visto che va nella direzione giusta. Leggo infatti sul suo sito, la ricerca di una bambina:

estelle
Francia: Estelle in foto di abusi?

Rassomiglia molto a Estelle Mouzin, scomparsa quando aveva nove anni, un'adolescente che compare su un sito pedopornografico estone. La segnazione di un internauta alla polizia ha aperto una nuova pista nelle indagini sulla bambina scomparsa nel 2003 a pochi chilometri da Parigi. La foto è stata mostrata al padre, Eric, che si è detto turbato ma per ora prudente.

Credo che questa notizia serva proprio per riportare l'attenzione sulle vittime. Non so, non sappiamo se quella che compare nel video è la bambina francese di cui si parla. La cosa certa è che è una bambina! Il senso di tutto questa mia battaglia sta nello sguardo impaurito, stremato di quella bambina senza nome. Che si chiede il perché.


Da dove arrivano le centinaia, migliaia di bambini utilizzati nei video pedo-pornografici, che fine fanno?

Di questi: ne sono rimasti in vita? Avremo il coraggio di ascoltare le storie di questi sopravissuti, di credere loro o li metteremo a tacere come è avvenuto in Belgio con Regina Louf?

Accetteremo di ascoltarli?

Quella foto ci dice che siamo di fronte ad organizzazioni criminali pericolosissime e spietatissime.

Avremo il coraggio di ritenere che esistono abusi che vanno ben oltre le molestie domestiche?

Avremo la forza di stare dalla parte delle vittime?

Bambini di Gaza

scritto da samuelesiani il giovedì, 08 gennaio 2009,16:21


foto di velvetart

Torno su Gaza e questo insopportabile conflitto. Gians scrive nei commenti al predente post, con un equilibrio straordinario, una frase che mi sento di condividere completamente:

Pura follia pensare da quale parte stia la ragione. Mi limito ad osservare la sproporzione delle forze in campo, e questo non mi piace per niente.

 

Mi limito ad aggiungere che in tutto questo delirio, questa lotta eterna, a farci le spese maggiormente sono i bambini di Gaza. Usati come scudo umano da Hamas che cela i suoi guerriglieri, senza alcun rispetto, nelle scuole; addestrati e allevati nell’odio dagli adulti; fotografati come scimmiette, con armi in mano; che cresceranno fra le macerie, senza il diritto all’infanzia; colpiti dalle armi degli israeliani che non vedono differenze fra un bambino e un guerrigliero.

 

E infine sfruttati nelle loro morti, nei loro piccoli corpi straziati ed esposti in siti e purtroppo in blog, a dimostrazioni di quant’è brutta la guerra…

 

Se c’è una parte, l’unica parte sicura, nella quale mi sento di stare, ecco, è quella dei tantissimi bambini di Gaza. Mi auguro siano davvero molti Ramzi Aburedwan, in futuro ce ne sarà un grandissimo bisogno.

Sulla pedo-pornografia

scritto da samuelesiani il sabato, 20 dicembre 2008,12:06

Leggiamo sui giornali, anche piuttosto sovente, notizie come quella di oggi:

Operazione anti-pedopornografia: 20 indagati, un arresto 

MILANO (Reuters) - La polizia postale e delle comunicazioni di Milano ha eseguito varie perquisizioni nel corso di un'operazione a contrasto della pedopornografia, che ha visto 20 persone indagate e un arresto.

Lo riferisce una nota delle forze dell'ordine, precisando che l'operazione è stata condotta dalla polizia postale in accordo con la polizia elvetica ed è stata diretta a colpire una rete di utenti che hanno diffuso filmati a carattere pedopornografico in peer-to-peer, utilizzando i server denominati "Razorback".

Sono stati indagati e perquisiti 20 italiani che avevano condiviso i filmati e tra questi uno è stato arrestato perché sorpreso mentre condivideva in Rete tre filmati a carattere pedopornografico.

Ben venga ogni operazione di polizia a proposito, ma ciò su cui vorrei farvi riflettere è che vi è una quantità di notizie legate a indagini che colpiscono esclusivamente i fruitori di pedopornografia.

Ma chi sono gli scellerati adulti che vi compaiono? Chi i registi che filmano? Dove i luoghi dei set?

E soprattutto: CHI SONO I BAMBINI CHE COMPAIONO IN QUEI FILM? 

The millionaire (Slumdog millionaire)

scritto da samuelesiani il giovedì, 04 dicembre 2008,14:06

millionnaire

Ieri sera, nell'ambito della rassegna cinematografica Sottodiciotto Film Festival, ho visto The millionaire, il nuovo film di Danny Boyle (il suo film più noto è Trainspotting).

The Millionaire è un film straordinario, emozionante. Racconta con delicatezza la metafora dell'amore che vince ogni cosa e di come si possa sopravvivere, liberi, creativi, anche con una storia difficilissima alle spalle, che inizia con un'infanzia vissuta da orfano, nelle baraccopoli di Bombay (non a caso, il titolo originale è Slumdog millionaire, dove slumdog sta per cane delle catapecchie).

E' un film che nonostante l'amarezza del contesto sociale nel quale ci fa precipitare (un assaggio dei drammatici contrasti di un'India, lontana anni luce dal paradiso degli hippie), ci invita a guardare quel mondo con davanti agli occhi la piccola fiammella rimasta accesa, nella mente e nel cuore del protagonista.

Ed è un vero capolavoro, raccontato attraverso una regia mai piatta, anzi dinamica, vivace, e accompagnato da una colonna sonora - tra Hollywood e Bollywood - che riempie la sala e le orecchie.

In una parola: imperdibile.

Gli effetti della riforma sulla scuola primaria - Parte II

scritto da samuelesiani il martedì, 04 novembre 2008,21:33
Andiamo avanti: la scuola primaria è, secondo i parametri OCSE, ai primi posti nel mondo. Questo significa che lo stato italiano investe molto in questo ciclo di studi. Peccato che sugli altri livelli, la situazione sia drammatica (l’Università ha meno finanziamenti rispetto alcuni stati centro-sudamericani). In queste riduzioni dalle primarie non vi è un’idea utile di “ridistribuzione” degli investimenti, verso i livelli più in difficoltà (mi riferisco solo agli investimenti, chiaramente, non di come i soldi vengono spesi che è un capitolo a parte).  
Allo stesso modo, non si leggono nella legge 137, né nel piano programmatico, alcun investimento per la scuola primaria. Alle famose tre I della Moratti (Impresa, Informatica, Inglese), si aggiunge la quarta I, quella della Littizzetto a “Che tempo che fa”: in culo!
Sull’insegnamento della lingua inglese abbiamo poi un altro importante colpo ai danni degli insegnanti, e questo alla faccia di quanto invece afferma la Maggioranza. Si legge infatti sul piano programmatico che ad oggi l’insegnamento dell’inglese è affidato a insegnanti specializzati e proprio per questo si vogliono formare, con corsi di 150/200 ore, i maestri, per far sì che questi possano sostituire gradualmente gli insegnanti specializzati in prima e seconda elementare.
Vero che non ci vuole una scienza ad insegnare inglese a bambini di 6, 7 anni, ma un taglio che coinvolge tante persone e così indiscriminato non è certo da accogliere con grande entusiasmo. Mi chiedo inoltre perché lo stesso metodo non sia stato proposto, per esempio, per gli insegnanti di religione (che, è bene ribadirlo, sono scelti dai vescovi e pagati dallo Stato). Seguendo la stessa logica di riduzione e risparmi, i maestri non credo abbiano problemi ad insegnare quella che, per lo più, è la loro religione. Perché dunque due pesi, due misure?
In quest’ottica, la riduzione di posti di lavoro nei prossimi anni è drammatica. Più di 14mila tra maestri e insegnanti d’inglese nell’a.s. 2009/2010, quasi 8mila nel 2010/2011, più di 6mila nel 2011/2012. Per un totale, solo sulle primarie, di 28mila posti di lavoro in meno. Questi dati derivano non dai sindacati, ma da fonti ufficiali del ministero (piano programmatico) di cui sono tanto fieri da fare una bella lista delle riduzioni. Paiono così lontani i tempi del milione di posti di lavoro, promessi da Berlusconi in campagna elettorale, ed eravamo solo nel 2001 …
Quanto al tempo pieno, i genitori non si lamentano a torto, perché legge e piano programmatico sono volutamente sfuggenti: nella 137 non si cita neppure il termine tempo pieno e nel piano programmatico non vi è indicazione di come il tempo pomeridiano debba essere occupato, né propriamente da chi.
È in riferimento a questi argomenti che fa capolino il maestro prevalente, di cui non si parla nella legge 137, ma nel piano programmatico. Cerchiamo di capirci qualcosa perché qui la situazione è più complessa. Nel piano programmatico si parla di come i maestri debbano lavorare 24 ore. Vengono offerte dal piano due opzioni: la prima a 27 ore totali di lezione senza attività opzionali facoltative; la seconda a 30 ore comprensiva dell’orario opzionale facoltativo e con l’introduzione del maestro prevalente, quest’ultimo – e qui un punto controverso – nei limiti dell’organico assegnato, integrato con le risorse disponibili presso le scuole.
Potrà inoltre essere prevista l’estensione ad un massimo di 10 ore, comprensive della mensa.
Vorrei solo sottolineare che questo è quanto indicato nel piano programmatico, ma nella legge 137 si parla ambiguamente di “regolamenti [in cui] si tiene comunque conto delle esigenze correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola”. 
Va da sé che qualunque intervento ai danni del tempo pieno andrà a vantaggio delle scuole che potranno permetterselo, ovvero le private, al 98% cattoliche. Che piamente ringraziano.
 
L’ultimo importante passaggio di questa riforma che, non ha quasi nulla a che fare con la Gelmini, ma deriva ancora una volta dall’art.64 della Finanziaria è stato trattato nel decreto legislativo 154 dei ministri Sacconi, Fitto, Tremonti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre.
Il decreto, “Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”, nell’art.3, aggiunge un articolo, il 6bis, alla Finanziaria, sul ridimensionamento delle istituzioni scolastiche.
E qui, c’è da ridere, soprattutto in un’ottica che dovrebbe essere in futuro, federalista.
In pratica il governo dice alle Regioni e agli enti locali: mettiti a posto come ridimensionamento degli istituti scolastici secondo i criteri del DPR 233/1998, entro il 30 novembre di ogni anno. E ribadisce al contempo che eventuali oneri, spettano, secondo la Costituzione, alle Regioni e agli Enti locali. In pratica, io stato definisco come e quante devono essere le tue scuole, tu Regione ti prendi la patata bollente. Tagli e cuci.
Qui è però necessaria una precisazione, che è indicata con onestà intellettuale anche da un comunicato della CGIL. Questa riorganizzazione non prevede, ad oggi, l’obbligo di chiusura di scuole con meno di 50 studenti. Ad oggi, infatti, si chiede che secondo il suddetto DPR 233/1998 gli istituti scolastici abbiano uno standard compreso fra 500 e 900 studenti, con deroga di 300 – 500 studenti se in situazioni particolari (come piccole isole o comunità montane). Questa operazione non tocca assolutamente gli studenti, né le scuole, ma incide, pesantemente (15 – 20%, secondo le stime del Ministero), sul personale amministrativo e sui dirigenti scolastici.
È anche vero però che, l’invito del Governo per il futuro è che le piccole scuole siano accorpate, secondo un’altra grande perla di saggezza, tratta dal piano programmatico: “la polverizzazione sul territorio di piccole scuole non risulta funzionale al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici, in quanto – e qui viene il bello, ovvero: quando gli economisti si fingono pedagoghi - non consente l’inserimento dei giovani in comunità educative culturalmente adeguate a stimolarne la capacità di apprendimento e socializzazione.” Chissà cosa ne direbbe don Milani…
Si invitano tuttavia le Regioni e gli Enti Locali a seguire l’esempio dell’esperienza virtuosa di diversi comuni (proprio così, diversi comuni, senza alcuna precisazione) che ha consentito di ovviare alle criticità e all’isolamento delle piccole scuole, che deve essere assunta come linea di intervento generalizzata, anche se richiederà tempi medi-lunghi, soprattutto nei territori montani e nelle piccole isole.
Ovviamente, pulmini e autisti sono a carico degli Enti locali. Senza contare al disagio di quei bambini che si dovessero trovare a fare, d’inverno, in alta montagna, 10 – 20 Km magari, per raggiungere la scuola.
Intanto molte Regioni stanno facendo ricorso alla Consulta. E vedremo, anche perché secondo il decreto 154, se non provvedono a definire gli istituti scolastici entro il 30 novembre a partire dal prossimo anno scolastico, viene nominato un commissario ad acta, i cui oneri sono, ovviamente, a carico delle regioni e degli enti locali finiti commissariati…
Quindi, vedremo chi la spunta sul ridimensionamento.