Cecenia e la morte di Antonio Russo

scritto da samuelesiani il venerdì, 16 ottobre 2009,15:12
Ieri pomeriggio la mia Associazione Aglietta ha organizzato la proiezione del film Cecenia, al King, un piccolo e interessante cinema di Torino.

Il film perduto di Leonardo Giuliano con Gianmarco Tognazzi racconta la storia vera del giornalista di Radio Radicale, Antonio Russo: un giornalista  ucciso barbaramente come Ilaria Alpi, Giancarlo Siani, Anna Politoscaia.

Antonio Russo è stato testimone dai peggiori teatri di guerra: dal Kosovo, a Sarajevo, dalla Colombia, al Burundi e Ruwanda, fino alla Cecenia.

Quando è stato ucciso aveva appena chiamato sua madre: piangeva come non lo avava mai sentito. Aveva le prove in una videocassetta, racconta la donna, delle torture che medici russi compievano su uomini, donne, e bambini ceceni.

Secondo alcuni suoi amici, aveva raccolto prove dell'utilizzo di armi non convenzionali su bambini.

E' stato trovato morto, livido e coi segni delle torture subite, nei pressi della città georgiana di Tiblisi, il 16 ottobre 2009. Il suo appartamento è stato ripulito da ogni appunto.

Aveva solo quarant'anni.

Ad oggi non si conoscono i mandanti del suo omicidio.

Olocausto bianco

scritto da samuelesiani il martedì, 29 settembre 2009,15:24
Credo sia doveroso diffondere questo articolo di Repubblica in due puntate (qui la prima, qui la seconda), sebbene tratti l'argomento straziante della pedofilia.

Finalmente qui si parla di quello che è questo fenomeno internazionale: un vero olocausto che coinvolge milioni di vittime. Bambini, ma anche neonati, violentati, abusati, uccisi. Le cui foto sono poi, per lo più, fatte circolare via internet.

Ma quelle foto ci raccontano delle vite. Non mi stancherò di ripeterlo. E' doveroso colpire i fruitori e gli assassini che producono tali orrori, ma prima di tutto si deve lottare per le vittime. Chiedersi chi sono, da dove arrivano e che fine fanno. Cercare di recuperarli da questi maledetti circuiti mafiosi, criminali, internazionali.

Dai dati raccolti dall'Associazione Meter di don Fortunato di Noto, stiamo parlando di almeno 2 milioni di bambini: in stragrande maggioranza femmine e di razza bianca, ma anche asiatici e africani e, in minor numero, araba e mediorientale.

E' dunque un fenomeno mondiale. E non basta chiudere i siti, perché altri vengono subito aperti.

(Grazie a Paolo Borrello che ha messo gli articoli su Fb).

Children see. Children do

scritto da samuelesiani il venerdì, 25 settembre 2009,01:15

Incontrare lo sguardo di un bambino

scritto da samuelesiani il domenica, 16 agosto 2009,01:21

                  Foto di BriceFr


Incontrare lo sguardo di un bambino di poche settimane, o mesi, è un’esperienza sorprendente. E se è vero quanto sosteneva Sartre – e già prima di lui, Pessoa – che attraverso lo sguardo ci si riconosce, essere visti da un bambino piccolo è come vedersi riflessi in un profondissimo lago.

Il suo sguardo, privo di sovrastrutture, di retaggi sociali, di influenze familiari, è quanto di più animale, di più  istintivo sia rimasto all’essere umano.

Ed è un qualcosa che trascende il tempo. Verrebbe da dire atavico, o comunque un qualcosa che ci riporta indietro nelle nostre origini: poiché quello sguardo doveva essere lo stesso dei bambini di pochi mesi, o settimane, del tempo di Dante, o prima ancora, dei greci, e via via, indietro nel tempo… lo stesso sguardo con cui venivano guardati i nostri progenitori, i primi uomini sulla terra.

È uno sguardo ancestrale, uno specchio che può essere anche intollerabile.

In questo senso, pur senza alcuna giustificazione, posso comunque attivare a capire il motivo per cui molte madri, e padri, possano arrivare a fare del male o addirittura uccidere le proprie creature.

Non perché non sopportano le grida e i pianti di questi, come spesso ci si trova, frettolosamente, a dire. Piuttosto, perché non riescono a sostenere il loro sguardo.

Perché non vi è nulla di più penetrante, e talvolta, insostenibile per un adulto, che lo sguardo di un bambino di poche settimane o mesi.

categoria:siamo stati bambini
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Il regolamento di condominio

scritto da samuelesiani il domenica, 10 maggio 2009,23:18

L’altro giorno abbiamo accompagnato un’amica nella sua nuova casa. È una casa popolare abitata da molti italiani, ma anche romeni, sudamericani, magrebini, a giudicare dai nomi sui citofoni. La mia amica con i suoi quattro bambini – ed ha un solo anno in meno di me – è entrata nella sua nuova casa. Guardavamo il mondo dal balconcino ancora senza fiori. Sotto, un grosso cortile, pieno di biciclette di varie misure. Mi sono chiesto se in quel cortile ci giocassero i bambini.

Poi, girando per casa, un foglio in bella vista mi ha risposto. Diceva più o meno così: “Fatta salva la delibera del comune [di Torino] che ribadisce che nei cortili sia permesso ai bambini di giocare, gli amministratori delle case popolari ribadiscono che hanno sempre caldeggiato il gioco dei bambini nei cortili. Si vieta solo l’uso del pallone e i giochi dalle 12.30 alle 15.30 per permettere il riposo a chi necessita”.

Che un comune debba deliberare per questo argomento può apparire un’assurdità. Ma in un mondo in cui i cortili sono stati rubati ai bambini a favore delle auto e quando gli strilli dei bambini disturbano l’ascolto dei programmi della De Filippi, questa presa di posizione mi pare rivoluzionaria.

 

Lasciando la mia amica alla sua nuova vita, in cortile due bambini – uno, i cui tratti parevano dell’est Europa, e l’altro, che poteva essere del nord Africa – giocavano con una palla di spugna, eludendo all’italiana il divieto al giuoco del calcio.

Sono certo che quei bambini che cresceranno in quella casa popolare giocando insieme con una palla di spugna, sudando e sbucciandosi le ginocchia sul cemento, diventeranno adulti migliori di quelli che stanno vietando a dei poveri diavoli di approdare sulle sponde del nostro paese. Adulti migliori di tutta quei piccoli meschini che sorridono alle disgrazie di chi è più in difficoltà di loro. Adulti migliori di quelli poveri che fanno la guerra ai poverissimi.  

 

Continuate a giocare, bambini. Sono certo che sarete degli uomini migliori di noi.

Finalmente si accenna alle vittime

scritto da samuelesiani il giovedì, 07 maggio 2009,14:55

Recentemente, ho letto alcuni articoli sulla dolorosa questione della pedofilia che ho trovato piuttosto interessanti.

Il primo rimarca un discorso che vale la pena di ripetere. La famiglia non è un luogo necessariamente felice, dove un bambino può svilupparsi e crescere.

Se poche settimane fa scrivevo che uccide più la famiglia della mafia, è di alcuni giorni fa la notizia di quanto esce dai dati raccolti dal Telefono azzurro: i casi di abuso, perlomeno quelli che vengono denunciati, avvengono sei casi su dieci in famiglia, per mano di padri, madri, parenti o amici di famiglia.

Può sembrare una banalità, ma in realtà siamo in un’epoca in cui si torna molto a cercare un mostro da sbattere in prima pagina, meglio se brutto e straniero, e in cui la famiglia è difesa a priori, come fosse una sorta di sacro feticcio.

 

La seconda notizia è ancora più significativa: a margine dell’ennesimo arresto di fruitori di pedo-pornografia on line, un articolo di Repubblica, per bocca di  Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, porta finalmente l’attenzione sulle vittime. Credo valga più di tutto, riportare le sue parole:

 

Nel Decreto Sicurezza, di recente approvazione al Senato, [pare] siano state dimenticate le vittime del pedobusiness. Per i bambini che subiscono violenze sessuali dirette, infatti, la legge prevede il gratuito patrocinio dello Stato.

 Nel Decreto Sicurezza del governo invece i minori sfruttati sessualmente da pedofili per produrre e diffondere materiale pedopornografico non sembra abbiano gli stessi diritti. Eppure la circolazione di immagini che riportano lo strazio di circa 40.000 bambini in tutto il mondo riguarda prevalentemente minori dai 7 ai 9 anni, vittime evidentemente dimenticate. Insomma, è in atto un processo culturale pericoloso, che tende a considerare la pedofilia on line un crimine virtuale e non una vera e propria atrocità contro l'umanità, che coinvolge bambini veri e sempre più piccoli, sfruttati per alimentare ogni giorno un infame mercato di esseri umani".

Una vera emergenza: migliaia di bimbi maltrattati

scritto da samuelesiani il mercoledì, 01 aprile 2009,15:07
Riporto qui una notizia che mi è arrivata via  Adnkronos Salute (27 marzo '09). Giusto perché in un'epoca di falsi allarmi sociali, esistono delle vere  emergenze di cui nessuno parla.

Pediatri, migliaia di bimbi maltrattati, un'emergenza da affrontare.

Il maltrattamento infantile è una delle piaghe più dolorose che la società civile deve affrontare. "Per quanto aberrante possa sembrare - afferma Pasquale Di Pietro, presidente della Società italiana di pediatria in una nota - ci sono migliaia di bambini che vengono tutti i giorni maltrattati, lì dove maltrattamento può significare veri e propri atti di violenza fisica, psicologica, ma anche forme di trascuratezza e negligenza. Uno studio prospettico di qualche anno fa dell'Istituto superiore di sanità, effettuato sui pronto soccorso - ricorda Di Pietro - aveva riscontrato un'area di rischio (considerando anche le forme meno gravi come la trascuratezza) pari al 2% degli accessi".La maggior parte dei casi di maltrattamento infantile, prosegue Di Pietro, avviene all'interno della famiglia, spesso a causa di genitori psicologicamente fragili o di contesti sociali degradati. "Ci sono, pertanto, delle situazioni a rischio che possono favorire questo tipo di evento e che vanno tenute sotto più stretto controllo - rileva il pediatra - ma il maltrattamento può avvenire anche in contesti insospettabili". Uno dei maggiori problemi è il riconoscimento del problema da parte di quelle figure 'istituzionali' esterne alla famiglia che hanno contatto con i bambini. "Primo tra tutti il pediatra del bambino, ma anche gli insegnanti e la rete dell'assistenza sociale in quei casi in cui è già attiva per seguire la famiglia. Poiché i casi di maltrattamento non sono quasi mai isolati sottolinea il presidente della Sip - ma si ripetono nel tempo, è particolarmente importante il riconoscimento precoce che può togliere prima possibile il bambino da una situazione che ha generalmente gravissime conseguenze sul suo sviluppo psico-fisico". D'altra parte la delicatezza del problema deve fare agire "con competenza e cautela, perché non sono rari i casi di genitori ingiustamente accusati di aver usato violenza sui loro figli e riconosciuti poi completamente innocenti, con tutte le conseguenze terribili, per lo stesso equilibrio della famiglia, che comporta vivere una situazione del genere", ricorda Di Pietro. La Sip ha sempre avuto a cuore il problema del maltrattamento infantile e ha creato già molti anni fa un Gruppo di studio hoc, che ha sviluppato, tra l'altro, una check list per il riconoscimento dei casi di maltrattamento.


Un aiuto concreto alle vittime

scritto da samuelesiani il domenica, 29 marzo 2009,14:16
Scoppia un altro caso Fritzl (il padre austriaco, ricorderemo, che ha abusato per moltissimi anni della figlia e dalla quale ha avuto più figli); questa volta,  in Colombia. Di questa triste storia di incesti, ciò che mi preme sottolineare è che la donna, vittima del padre, ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per anni proprio dopo aver sentito la notizia della vittima austriaca.

Per certi versi, la stessa cosa è capitata a Regina Louf che ha trovato il coraggio di denunciare il giro di abusi strutturati e ripetuti nel quale ha vissuto tutta l'infanzia e parte della giovinezza, proprio dopo aver sentito dalla televisione delle due piccole vittime, Sabine e Laetitia, estratte ancora vive dalla cantina di Dutroux.

Per questi precisi motivi ho tradotto in italiano la testimonianza di Regina Louf: "Silence on tue des enfants".

Perché se un giorno qualche ex-vittima italiana dovesse leggere la sua testimonianza, forse sarà incoraggiata a denunciare o anche sentirà di poter essere creduta da qualcuno e quindi meno sola
.

Ma perché questo accada, affinché si possa dare un aiuto concreto alle vittime, è necessario che questa traduzione - da cui non miro a trarre alcun guadagno, ma anzi sulla quale ho impiegato buona parte del mio tempo libero e sarò pronto ad investire un minimo di soldi - venga data alle stampe.

Chiedo un aiuto ai blogger che passano di qua, agli amici o a chiunque voglia, di contattarmi per aiutarmi nel difficile compito di riuscire a stampare questa testimonianza anche in lingua italiana (dopo il francese e l'olandese), sbrigando quanto riguarda il nodo dei diritti d'autore, etc. tutte cose sulle quali non ho un minimo di competenze.

Grazie, anche da parte delle vittime.


 

Abusi in un istituto per sordi gestito da religiosi e laici

scritto da samuelesiani il sabato, 24 gennaio 2009,15:13
Senza generalizzare, credo sia veramente importante segnalare queste testimonianze di vittime di abusi sessuali (almeno un centinaio, si stima) all'interno di un Istituto veronese per sordi gestito da religiosi e laici, tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.

Fuor di polemica, a chi dice che le moschee devono essere aperte, credo che debba allargare la proposta ad ogni chiesa, ad ogni istituto religioso e laico e soprattutto ad ogni luogo che ospita bambini, disabili, etc.

Stando dalla parte delle vittime di abuso

scritto da samuelesiani il martedì, 20 gennaio 2009,12:27
Stare dalla parte delle vittime, significa riconoscere - e affrontare lo strazio che il pensiero provoca - che esistono vittime di abusi sessuali. Abusi sessuali che vanno ben al di là delle molestie in ambito familiare, parrocchiale, etc. ed entrano a pieno titolo nel campo delle organizzazioni criminali. Qui si parla di crimini contro l'umanità; perché se è vergognosa la tratta delle bianche, quella ai danni di un bambino è roba da tribunale dell'Aja.

Ben venga quindi l'impegno di Chi l'ha visto che va nella direzione giusta. Leggo infatti sul suo sito, la ricerca di una bambina:

estelle
Francia: Estelle in foto di abusi?

Rassomiglia molto a Estelle Mouzin, scomparsa quando aveva nove anni, un'adolescente che compare su un sito pedopornografico estone. La segnazione di un internauta alla polizia ha aperto una nuova pista nelle indagini sulla bambina scomparsa nel 2003 a pochi chilometri da Parigi. La foto è stata mostrata al padre, Eric, che si è detto turbato ma per ora prudente.

Credo che questa notizia serva proprio per riportare l'attenzione sulle vittime. Non so, non sappiamo se quella che compare nel video è la bambina francese di cui si parla. La cosa certa è che è una bambina! Il senso di tutto questa mia battaglia sta nello sguardo impaurito, stremato di quella bambina senza nome. Che si chiede il perché.


Da dove arrivano le centinaia, migliaia di bambini utilizzati nei video pedo-pornografici, che fine fanno?

Di questi: ne sono rimasti in vita? Avremo il coraggio di ascoltare le storie di questi sopravissuti, di credere loro o li metteremo a tacere come è avvenuto in Belgio con Regina Louf?

Accetteremo di ascoltarli?

Quella foto ci dice che siamo di fronte ad organizzazioni criminali pericolosissime e spietatissime.

Avremo il coraggio di ritenere che esistono abusi che vanno ben oltre le molestie domestiche?

Avremo la forza di stare dalla parte delle vittime?