uno spazio dove parlare di politica, di società , di cultura, del mondo nei suoi tanti aspetti.
Uno spazio dove si vorrebbe costruire qualcosa: non contro qualcosa, ma "per" qualcosa.
scritto da samuelesiani il venerdì, 20 novembre 2009,18:09
Oggi è il giorno in cui il mondo celebra il Transgender day of the Remembrance, a ricordare le vittime di transfobia, o più precisamente, direi, per ricordare le tante trans ammazzate nel più completo disinteresse (tanto sono puttane, è la morale corrente in Italia...).
In questa giornata, nel nostro cattolicissimo e raccomandabile belpaese, ricco di uomini di fede e buoni padri di famiglia, è stata trovata morta ammazzata, bruciata, Brenda, la trans implicata nel caso Marrazzo (una storiaccia che ora di morti ne conta due e di cui non conosciamo che frammenti).
Mi unico al mesto commento di Livia Iacolare su Gaycamp: Brenda è stata messa a tacere per sempre, forse per evitare che scoperchiasse un pentolone di scandali a base di sesso e droga che coinvolgono personalità importanti della classe dirigente e della politica italiana. Dopo le offese, lo scherno, i giochi di parole, l’umorismo di bassa lega, la diffamazione e una vita vissuta nell’esercizio della prostituzione è arrivata anche la mano dell’assassino.
scritto da samuelesiani il lunedì, 16 novembre 2009,14:09
Donald Wuerl, arcivescovo di Washington DC
Lo stato di Washington DC sta regolarizzando i matrimoni fra persone dello stesso sesso. E la locale Arcidiocesi che fa? Potrebbe invitare i cattolici a boicottare questo tipo di unioni, per esempio. E invece che fa?
The Catholic Archdiocese of Washington said Wednesday that it will be unable to continue the social service programs it runs for the District if the city doesn't change a proposed same-sex marriage law, a threat that could affect tens of thousands of people the church helps with adoption, homelessness and health care.
Un ricatto! Non garantiranno gli aiuti ai poveri, se la città andrà avanti con questa legge! Ovviamente, la Chiesa cattolica chissà dove trova i soldi con cui aiuta i poveri...
Sinceramente, accolgo con piacere anche questa notizia. E' sempre utile quando i mostri escono allo scoperto e si palesano per quello che sono. Se non altro, si sa chiaramente a livello mondiale con che razza di bastardi si ha a che fare.
scritto da samuelesiani il mercoledì, 28 ottobre 2009,15:04
Riporto qui un breve comunicato che con l'Associazione Aglietta ho diramato a seguito del caso Marrazzo.
"Esprimo piena solidarietà alle persone transessuali, le vere vittime del caso Marrazzo. Non entrando nella questione e nelle sue ripercussioni politiche, è doveroso constatare come si proponga nuovamente un parallelo tra transessuale e prostituta. Al di là delle dichiarate ‘debolezze’ di Marrazzo - che ci auguriamo avrebbe definito allo stesso modo se si fosse trattato di rapporti con delle donne - resta un velo oscuro che sarebbe opportuno squarciare su cittadini costantemente discriminati per le loro scelte e il loro stato: i/le transessuali.
Anche considerando che le transessuali interessate dalla faccenda si prostituissero liberamente, spiace che i media tendano per l’ennesima volta ad associare le persone transessuali, tra le più emarginate nel nostro paese, esclusivamente al mondo della prostituzione. Non è così; come sostengono da tempo le associazioni che si battono per i diritti delle persone transgender, quello è semmai un mondo nel quale molte transessuali finiscono per l’impossibilità di trovare un lavoro a seguito della propria condizione. Un corto circuito dovuto soprattutto alla mancanza di diritti e ad una politica sulla prostituzione che mira a nascondere la polvere sotto il tappeto, piuttosto che portare alla luce del sole, legalizzandola, una realtà che esiste ed è conosciuta da secoli".
scritto da samuelesiani il giovedì, 15 ottobre 2009,20:21
riporto anche qui un articoletto scritto per la mia Associazione. Se volete leggerlo, eccolo:
Il 13 ottobre, la Camera dei Deputati, chiamata a votare una pregiudiziale di Costituzionalità proposta dall’UdC, affossa la legge voluta da Paola Concia del Partito Democratico, contro l’omofobia.
Era una legge assai debole e lasciava molti dubbi. La Rete Lenford, Avvocatura per i diritti LGBT, aveva concluso con queste parole un lungo parere al progetto di legge:
Per come è concepita, la proposta in discussione appare inidonea ad affrontare i casi di omofobia che quotidianamente affliggono i cittadini omosessuali e trans di questo Paese al fine di superare lo stigma sociale che caratterizza la loro condizione. E ciò a partire dal titolo della proposta di legge che non fa alcuna menzione della parola omofobia, sottraendo in tal modo un criterio interpretativo al giudice per un esatto inquadramento delle finalità della legge e per una precisa individuazione del bene giuridico protetto(1).
Insomma, non c’era molto da godere. La deputata omosessuale Concia ci ha provato lo stesso, evidentemente considerando che è meglio una leggina che niente. È un punto di vista, rispettabile, anche se forse, ma è solo il mio parere, non è questo il tempo. E ne abbiamo avuto la dimostrazione.
Se mai passerà qualcosa, ancor più col contributo della Carfagna, sarà peggio acqua fresca…
Pare che l’omofobia oggi stia dilagando. In parte è vero, e questo è anche dovuto anche agli effetti della crisi economica sulle fasce più deboli. Del resto, la storia insegna come la povertà economica e culturale generi paura e odio.
Credo però che la vera novità non stia nel numero delle aggressioni, ma in quello delle denuncie. Le vittime di atti omofonici oggi stanno dimostrando un nuovo coraggio, rendendosi pronte a denunciare e a farsi accendere i riflettori dei media in faccia, anche quando minorenni ed in una terra non proprio facile come la Sicilia (2). È questa la vera novità. La frammentarietà della comunità LGBT, dispersa fra tante associazioni litigiose, sta forse iniziando a tirare su la testa in contemporanea. E lo dimostrano le continue manifestazioni a Roma, ormai settimanali, di centinaia di giovani che non rispondono ad alcuna associazione, ma si ritrovano in un movimento spontaneo dal simbolico nome We have a dream (3).
Non è con questo Parlamento che passerà alcunché possa minimamente aprire ai diritti. Non è questo il tempo, ripeto, non sono queste le persone. Spiace dirlo. Ma da un ministro come Carfagna, vista la sua sensibilità, vista la sua preparazione, cosa può arrivare di buono?
L’omofobia si può combattere solo in un modo: con la cultura dei diritti. La paura si scaccia con la luce, come fanno i bambini quando, nel buio delle loro stanze, accendendo l’abat-jour e si accorgono che l’ombra che pensavano un mostro è quella dello zainetto di scuola e delle scarpe da calcio.
Una legge sui diritti civili non interromperà l’odio e la paura del diverso, ma ripeto, sarà l’abat-jour del nostro paese. Di certo, non aiuterà una legge pasticciata che crea uno steccato e apre ad un nuovo ghetto. Nuove bestie da proteggere.
Ma allora cosa fare contro l’omofobia, in concreto?
Io penso che ci siano due uniche soluzioni complementari, ma ad oggi impraticabili: aprire la cosiddetta Legge Mancino “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” alle violenze contro i diversi orientamenti sessuali e di genere e attenersi al Trattato di Lisbona.
Poche storie. L’omofobia è un’espressione del razzismo e anche per questo reato (perché di questo si tratta) deve valere la legge Mancino, al cuiArticolo 1 dice:
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, [...] è punito: a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (4).
È chiaro, e mi avvio a concludere, che il motivo per cui ciò non viene fatto, al momento, è solo uno: la tutela della Chiesa Cattolica. È solo questo il motivo. Non c’è altro. Ci si nasconde dietro il dito. Si vuole permettere ai clericali (quelli in parlamento e quelli fuori) di poter continuare a diffondere idee fondate sulla superiorità […] ovvero incita[re] a commettere o commette atti di discriminazione.
È questo il vero e unico motivo del voto con la maggioranza della Binetti, soprattutto quando cita il reato d’opinione…
Ed ha anche ragione quando dice che col voto segreto, molti altri del Pd avrebbero votato come lei.
Del resto, Pierluigi Castagnetti non ci ricordava che "Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l'altra alla politica. Per me, per tutti noi cattolici, il vero 'capo' è lui, il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo [tutti] dovrebbero alla fine comprenderlo."? (5)
scritto da samuelesiani il mercoledì, 14 ottobre 2009,17:35
Le Binetti e le Dorina Bianchi non pesano per il loro seguito, ma per il loro valore simbolico ed evocativo. Entrano nel problema identitario del Pd e, anche senza parole, sostanzialmente dicono ai suoi leader: voi siete un partito che si regge su di un compromesso fragile, e su una amalgama mal riuscita. Io, noi, vi legittimiamo. Mettendo dentro il vostro Dna il suo contrario, voi conquistate un passaporto di legittimità che non siete riusciti ad ottenere altrimenti...
Un articolo straordinario di Luca Telese su Il fatto quotidiano. Da leggere per intero.
scritto da samuelesiani il domenica, 13 settembre 2009,19:03
Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice.
Michel Focault, Intervista del 1978.
È proprio di quel risveglio felice che si parla ne L’amore e basta, documentario in questi giorni nelle sale, sull’amore e la convivenza di una decina di coppie tra gay e lesbiche, alcune con figli.
Ed è un risveglio che, per alcune di queste coppie, si ripete da anni, da decenni, dimostrando, per altro, come chi parla di amore debole dica solo scemenze, figlie dei propri dogmi e della volontà, soprattutto, di non perdere potere.
Nel documentario si accenna delicatamente a queste storie, con domande semplici e risposte profonde e spesso commosse.
Negli anni ’70, abbiamo lottato per la liberazione sessuale. Penso al ruolo fondamentale che ha avuto il movimento del FUORI!, che vedeva proprio a Torino la sua principale attività, grazie a coraggiosi militanti come Angelo Pezzana.
Oggi lottiamo per il concetto di amore, per ribadire che siamo individui completi che non accettano di essere tollerati purché stiano buoni buoni nelle loro camere da letto con le imposte chiuse.
Questo documentario dovrebbe essere portato nelle scuole. Potrebbe essere un aiuto per un giovane o una giovane che si affacci all’omosessualità. Ma soprattutto potrebbe dare una risposta alla paura di ciò che si considera diverso, perché questo film dimostra che quando si parla di amore si è tutti uguali, come lo si è di fronte alla perdita o alla malattia.
scritto da samuelesiani il venerdì, 04 settembre 2009,16:32
Questa sera parteciperò con l'Associazione Aglietta e con molti amici alla fiaccolata organizzata in Piazza Castello a Torino contro l'omofobia che ha portato a così tante aggressioni di persone omosessuali negli ultimi giorni in Italia.
Con l'Associazione Aglietta abbiamo diramato il seguente comunicato:
Questa sera parteciperemo alla fiaccolata, organizzata dal Torino Pride, contro l'omofobia e la transfobia con lo striscione della nostra Associazione perchè i gravissimi episodi di violenza verificatisi questa estate ai danni di persone omosessuali (di qualche giorno fa il vero e proprio assalto con lancio di bombe carta nella gay street romana), sono inconcepibili in un paese che vorrebbe definirsi europeo e dimostrano come il clima di intolleranza, che si respira da mesi, nei confronti di tutto ciò che è diverso stia dando i suoi primi frutti avvelenati.
Ci stupisce, in merito, la latitanza del Ministro alle Pari Opportunità Carfagna che, forse perchè ancora in vacanza, non si è evidentemente accorta appieno di quanto stia accadendo e chiediamo con forza a questo Governo – così poco attento ai diritti civili – di impegnarsi a favore di una legge che condanni ogni discriminazione, anche quelle basate sull’orientamento sessuale.
Ci auguriamo, inoltre, che il Consiglio comunale di Torino discuta e approvi quanto prima la delibera di iniziativa popolare per il riconoscimento delle unioni civili depositata in municipio lo scorso febbraio su iniziativa di una serie di associazioni (tra cui l'Associazione Aglietta) dopo una campagna di raccolta firme che ha visto più di duemila torinesi sottoscrivere la proposta.
Sarebbe un segnale di attenzione significativo da parte delle istituzioni locali in attesa di un’"illuminata" legge a favore delle coppie di fatto, anche omosessuali, che certamente contribuirebbe nel tempo alla fine delle discriminazioni delle persone LGBT.
scritto da samuelesiani il mercoledì, 26 agosto 2009,21:52
E' vero. Sacconi era al Meeting di Rimini ed era doveroso dare un boccone ai tanti soldatini di don Gius, tra l'altro un vero serbatoio di voti per il PdL.
Eppure... questa fretta nel proporre una leggina per rendere obbligatoria la nutrizione artificiale, anticipando la discussione sul testamento biologico, mi puzza non poco (per altro si dice nutrizione, Sacconi, non alimentazione come la chiamate voi clericali delle balle. Leggete Chiara, o Giuseppe, che ve lo spiegano bene).
No, io mi sto facendo un'altra idea... ovvero quella che i nostri parassiti d'Oltretevere, quelli che coprono e spostano di diocesi in diocesi i pedofili, per capirsi, pensano che il Governo del puttaniere non è poi così robusto come sembra e che forse potrebbe avere grossi problemi in autunno - anche - per via della Lega. E intuiscono che, passata questa scialuppa di mariuoli, contrabbandieri e presunte mignotte - tutti ampiamente ricattabili - trattare in futuro, per esempio con Fini, potrebbe non sortire gli stessi successi che si avrebbero trattando appunto con una Roccella o un Sacconi. Gente piccolina, insomma.
L’immagine che ne viene fuori un po’ ovunque è desolante. Non è certo un caso che proprio in questi giorni siano scoppiate tante proteste negli istituti carcerari.
Ciò che trovo più drammatico è la palese anticostituzionalità di questa situazione. Se il carcere è luogo di rieducazione, come definisce l’art. 27 della Costituzione, quale recupero può essere garantito in tali condizioni?
Su questo tema, mi viene di scrivere di un libro che ho letto un po’ di tempo fa: Ragazzo del Borstal, dell’irlandese Brendan Behan, un personaggio decisamente bizzarro – sempre ubriaco perso durante le interviste e gli incontri pubblici. Il Borstal del titolo è il nome con cui nell’Inghilterra della fine degli anni ’30 si designavano i riformatori, luogo in cui è finito l’autore nell’adolescenza, quando fu arrestato per aver trasportato a Londra dell’esplosivo per conto dell’IRA.
Eppure, nonostante fosse un nemico del paese che lo incarcerava, la sua esperienza è tutto sommato importante per la sua crescita. Dal suo racconto scaturisce un luogo di grande rispetto, soprattutto per merito di un illuminato direttore del Borstal. In questo luogo, i ragazzi hanno modo di imparare un mestiere o di praticare quanto già facevano fuori. Ma non solo: hanno momenti di svago, di gioco. Si organizzano tornei di rugby e di calcio, si va a messa (separati tra cattolici romani e protestanti inglesi: le differenza religiose sono qui trattate con uno sguardo decisamente naif e piacevole), si ha modo di bere regolarmente il té, fumare qualche sigaretta, fare amicizia e a botte, ma soprattutto leggere – cosa che sarà fondamentale per il giovane Behan.
Insomma, l’immagine che viene fuori da questo libro è decisamente più confortante di quanto arriva dalle carceri italiane del Ventunesimo secolo.
PS: Da questo libro è tratto un omonimo film che si tinge di rainbow. Nel libro non ci sono chiari rimandi all’omosessualità, ma siamo negli anni ’60 e… il personaggio di Charlie, un poco lo dà da pensare!
Comunque, li consiglio. Sia il film, sia il libro (che però è piuttosto introvabile e ha una traduzione degli anni ’60 che cozza decisamente con la freschezza del racconto).
scritto da samuelesiani il domenica, 09 agosto 2009,15:15
Brad Pitt ha rilasciato un'intervista a Parade Magazine, dove spiega il motivo per cui non si è ancora sposato con Angelina:
When someone asked me why Angie and I don’t get married, I replied, ‘Maybe we’ll get married when it’s legal for everyone else,’  [...] I believe everyone should have the same rights. They say gay marriage ruins families and hurts kids. Well, I’ve had the privilege of seeing my gay friends being parents and watching their kids grow up in a loving environment.
In pratica, Brad Pitt ha dichiarato che la scelta è innanzitutto politica: forse lo faremo, quando sarà possibile per tutti.
E aggiunge che tutti devono avere gli stessi diritti e che nessuno può decidere per altro.
Ma non è tutto. L'attore ha parlato anche della fortuna di potere vedere i suoi amici gay crescere i loro figli e alla domanda "E se un tuo figlio fosse gay", risponde:
Listen, I want my kids to live the lives they want to live. I want them to be fulfilled. I hope I teach my kids to be who they really are.
Diciamocelo, e non solo in senso estetico, ma quanto sono fighi lui e Angelina?