Santità, si vergogni! E si vergogni pure Piero Marrazzo

scritto da samuelesiani il sabato, 28 novembre 2009,00:05

La novella pecorella smarrita Piero Marrazzo, dopo un periodo di riflessione in monastero, chiede ora al Papa di perdonarlo.

Santità, mi perdoni, sarebbe l’incipit della lettera, almeno secondo Repubblica.

Sinceramente, non credo sia il pastore tedesco quello a cui chiedere le scuse, quanto al massimo, i suoi elettori, per essere stato così fesso da finire in una rete di ricatti pericolosa come quella. Una rete in grado di far fuori due persone e di cui non vediamo che la punta dell’iceberg. Ma che Marrazzo non brillasse era evidente anche dal fatto di aver stretto rapporti con una trans talmente poco affidabile che una volta finita sbronza in ospedale ha preteso di saltare la coda ed essere visitata perché era la fidanzata di Marrazzo.

Se c’è dunque una cosa di cui deve chiedere perdono è l’essere stato un fesso.

Ma tornando alla richiesta di perdono al Papa, con tanto di corollario mediatico, la trovo una cosa così oscena e ipocrita che quasi pareggia il celeberrimo inchino da maggiordomo del premier al Papa.

 

Per altro, già che ci siamo, si vergogni pure il Papa al quale il buon Marrazzo chiede perdono, visti i risultati della commissione d’inchiesta presentata dal Ministro della Giustizia dell’Irlanda (paese cattolicissimo, ma che evidentemente non ha politici asserviti al Vaticano come i nostri) nel quale si denuncia senza mezzi termini che la Chiesa cattolica ha coperto in maniera quasi ossessiva 40 anni di abusi compiuti su centinaia e centinaia di bambini da preti irlandesi. Un rapporto commissionato dallo stesso Governo (si vergognino anche i clericali nostrani, disposti a proteggere la Chiesa anche di fronte alle sue colpe ormai alla luce del sole) nel quale si leggono accuse ai vertici della Chiesa cattolica che non hanno punito le pratiche pedofile di alcuni suoi membri ma, al contrario, "di averli coperti almeno fino a metà degli anni Novanta per evitare lo scandalo e proteggere la reputazione della Chiesa" e che “tutte le altre considerazioni incluso il benessere dei bambini e la giustizia da rendere alle vittime furono subordinate a queste priorità".

 

Tutto evidentemente quadra. Questi sono i veri cattolici.

Torino: un omaggio ad Aung San Suu Kyi

scritto da samuelesiani il lunedì, 23 novembre 2009,13:50
Cari amici torinesi che passate di qui, vi segnalo che giovedì 26 alle ore 21.30, al Caffé Basaglia (di cui prima o poi scriverò due righe) sarà messo in scena lo spettacolo "Ostaggio perfetto: Aung San Suu Kyi" di Claudio Canal e Vesna Scepanovic (via dokmai).

Sarò via qualche giorno, a Latina, con il sindacato. Mi sa che riuscirò a ripassare di qui e da voi solo la prossima settimana.

Transgender day of the Remembrance

scritto da samuelesiani il venerdì, 20 novembre 2009,18:09

Oggi è il giorno in cui il mondo celebra il Transgender day of the Remembrance, a ricordare le vittime di transfobia, o più precisamente, direi, per ricordare le tante trans ammazzate nel più completo disinteresse (tanto sono puttane, è la morale corrente in Italia...).

In questa giornata, nel nostro cattolicissimo e raccomandabile belpaese, ricco di uomini di fede e buoni padri di famiglia, è stata trovata morta ammazzata, bruciata, Brenda, la trans implicata nel caso Marrazzo  (una storiaccia che ora di morti ne conta due e di cui non conosciamo che frammenti).

Mi unico al mesto commento di Livia Iacolare su Gaycamp:
Brenda è stata messa a tacere per sempre, forse per evitare che scoperchiasse un pentolone di scandali a base di sesso e droga che coinvolgono personalità importanti della classe dirigente e della politica italiana. Dopo le offese, lo scherno, i giochi di parole, l’umorismo di bassa lega, la diffamazione e una vita vissuta nell’esercizio della prostituzione è arrivata anche la mano dell’assassino.

E se fosse successo a Giovanardi?

scritto da samuelesiani il martedì, 10 novembre 2009,17:46


Ma se a Giovanardi fosse successo quello che è successo a Stefano Cucchi in carcere o dio solo sa dove, con ossa rotte e lividi su tutto il corpo, sarebbe lecito dire che è morto perché in sovrappeso? Magari colpa del colesterolo?

La rabbia nell'udire le frasi di questi perfetti cattolici mi chiude lo stomaco. A lenire un poco, questa rabbia, l'articolo di Francesco Merlo su Repubblica, "Il cattolico feroce", di cui riporto due brani:

Con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.

Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l'hanno protetto, i medici che non l'hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria.


Cosa si nasconde dietro il caso di Marrazzo e via Gradoli?

scritto da samuelesiani il domenica, 01 novembre 2009,16:35

Ripensavo alla storia di Marrazzo e mi è venuto naturale associare questa storia di ricatti ad un particolare aspetto della vita di Regina Louf, la donna belga che – arrestato il pedofilo assassino Marc Dutroux – fece una serie di rivevazioni choc ai magistrati di Bruxelles e di Gand, insieme ad altri testimoni (i  cosiddetti Testimoni X).

Chi segue anche poco il mio blog, sa che ne ho parlato parecchio. E c’è un’intera categoria dedicata alla sua storia.

 

Tornando alla storia di Regina Louf, un fatto della sua storia di bambina e ragazzina usata in una rete internazionale e criminale di pedofili e non solo, è molto significativo oggi, guardando al caso Marrazzo. Regina racconta infatti di essere stata usata più volte come baby prostituta in incontri con ricchi e potenti pedofili e che sapesse che fossero filmati. Regina, come le altre ragazze (non era l’unica) doveva per questo motivo posizionare il cliente a favore della telecamera nascosta, pur senza sapere se questo venisse filmato realmente o meno o come quei filmati venissero usati. Di certo, questi potevano essere utilizzati per ricattare il facoltoso cliente.

 

Il caso Marrazzo ricalca molto da vicino, dunque, molti aspetti raccontati dalla Louf, vittima come dicevo di un giro pericolosissimo, di cui Marc Dutroux era, per intenderci, semplice manovalanza.

Regina parla di poliziotti corrotti, di collegamenti con la mafia (cfr a questo proposito l’editoriale di Concita De Gregorio che ha per titolo Le tessere del puzzle), di rapporti oscuri nelle istituzioni (è piuttosto significativo notare che in via Gradoli, già ai tempi di Moro, avessero più di una sede i servizi segreti italiani), di piccole pedine che morivano (in questo caso il tossicodipendente e ricettatore del video Cafasso, che aveva paura per la sua vita e muore poco dopo), di ricatti, appunto.

Che cosa c’è realmente dietro la storia di via Gradoli? Sono un complottista se penso che con questa storia si stanno avvertendo altri importanti clienti? Sono troppo perverso a pensare che forse ci potrebbero essere anche altri giri, dietro quello delle trans, magari un giro di bambine/i?

Quanta gente è attualmente ricattata, ma non può permettersi l’uscita di scena di Marrazzo?

Stefano Cucchi: la sospensione dello stato di diritto

scritto da samuelesiani il domenica, 01 novembre 2009,15:37


Dopo Federico Aldovrandi o molti altri casi di persone che muoiono in carcere dopo poco tempo dall'essere stati arrestati per piccolissimi reati, anche il penoso caso di Stefano Cucchi ci mostra la fragilità dei diritti.

Klochov è chiarissima, in merito e riesce a dire molto più di quanto riesca io, in questo momento.

Io posso dire che il volto tumefatto del povero Stefano, che ho guardato con un misto di strazio e di pena, è l'ennesimo segno di un calvario che si è consumato non  in Laos, non in Iran, ma nella felicissima, cattolicissima Italia, nel paese del tutto è bello, tutto va bene.

E' necessario che si faccia chiarezza. Che si riesca a trovare i responsabili, a dare una spiegazione là dove non esiste un senso.

Ne va di quello che chiamiamo stato di diritto, della nostra stessa democrazia.

Solidarietà alle persone transessuali

scritto da samuelesiani il mercoledì, 28 ottobre 2009,15:04
Riporto qui un breve comunicato che con l'Associazione Aglietta ho diramato a seguito del caso Marrazzo.

"Esprimo piena solidarietà alle persone transessuali, le vere vittime del caso Marrazzo. Non entrando nella questione e nelle sue ripercussioni politiche, è doveroso constatare come si proponga nuovamente un parallelo tra transessuale e prostituta. Al di là delle dichiarate ‘debolezze’ di Marrazzo - che ci auguriamo avrebbe definito allo stesso modo se si fosse trattato di rapporti con delle donne - resta un velo oscuro che sarebbe opportuno squarciare su cittadini costantemente discriminati per le loro scelte e il loro stato: i/le transessuali.

Anche considerando che le transessuali interessate dalla faccenda si prostituissero liberamente, spiace che i media tendano per l’ennesima volta ad associare le persone transessuali, tra le più emarginate nel nostro paese, esclusivamente al mondo della prostituzione. Non è così; come sostengono da tempo le associazioni che si battono per i diritti delle persone transgender, quello è semmai un mondo nel quale molte transessuali finiscono per l’impossibilità di trovare un lavoro a seguito della propria condizione. Un corto circuito dovuto soprattutto alla mancanza di diritti e ad una politica sulla prostituzione che mira a nascondere la polvere sotto il tappeto, piuttosto che portare alla luce del sole, legalizzandola, una realtà che esiste ed è conosciuta da secoli".


Torino, 28 ottobre 2009

Cecenia e la morte di Antonio Russo

scritto da samuelesiani il venerdì, 16 ottobre 2009,15:12
Ieri pomeriggio la mia Associazione Aglietta ha organizzato la proiezione del film Cecenia, al King, un piccolo e interessante cinema di Torino.

Il film perduto di Leonardo Giuliano con Gianmarco Tognazzi racconta la storia vera del giornalista di Radio Radicale, Antonio Russo: un giornalista  ucciso barbaramente come Ilaria Alpi, Giancarlo Siani, Anna Politoscaia.

Antonio Russo è stato testimone dai peggiori teatri di guerra: dal Kosovo, a Sarajevo, dalla Colombia, al Burundi e Ruwanda, fino alla Cecenia.

Quando è stato ucciso aveva appena chiamato sua madre: piangeva come non lo avava mai sentito. Aveva le prove in una videocassetta, racconta la donna, delle torture che medici russi compievano su uomini, donne, e bambini ceceni.

Secondo alcuni suoi amici, aveva raccolto prove dell'utilizzo di armi non convenzionali su bambini.

E' stato trovato morto, livido e coi segni delle torture subite, nei pressi della città georgiana di Tiblisi, il 16 ottobre 2009. Il suo appartamento è stato ripulito da ogni appunto.

Aveva solo quarant'anni.

Ad oggi non si conoscono i mandanti del suo omicidio.

Una legge contro l’omofobia: un risultato scontato

scritto da samuelesiani il giovedì, 15 ottobre 2009,20:21

riporto anche qui un articoletto scritto per la mia Associazione. Se volete leggerlo, eccolo:


Il 13 ottobre, la Camera dei Deputati, chiamata a votare una pregiudiziale di Costituzionalità proposta dall’UdC, affossa la legge voluta da Paola Concia del Partito Democratico, contro l’omofobia.

Era una legge assai debole e lasciava molti dubbi. La Rete Lenford, Avvocatura per i diritti LGBT, aveva concluso con queste parole un lungo parere al progetto di legge:

Per come è concepita, la proposta in discussione appare inidonea ad affrontare i casi di omofobia che quotidianamente affliggono i cittadini omosessuali e trans di questo Paese al fine di superare lo stigma sociale che caratterizza la loro condizione. E ciò a partire dal titolo della proposta di legge che non fa alcuna menzione della parola omofobia, sottraendo in tal modo un criterio interpretativo al giudice per un esatto inquadramento delle finalità della legge e per una precisa individuazione del bene giuridico protetto(1).

Insomma, non c’era molto da godere. La deputata omosessuale Concia ci ha provato lo stesso, evidentemente considerando che è meglio una leggina che niente. È un punto di vista, rispettabile, anche se forse, ma è solo il mio parere, non è questo il tempo. E ne abbiamo avuto la dimostrazione.

Se mai passerà qualcosa, ancor più col contributo della Carfagna, sarà peggio acqua fresca…

 

Pare che l’omofobia oggi stia dilagando. In parte è vero, e questo è anche dovuto anche agli effetti della crisi economica sulle fasce più deboli. Del resto, la storia insegna come la povertà economica e culturale generi paura e odio.

Credo però che la vera novità non stia nel numero delle aggressioni, ma in quello delle denuncie. Le vittime di atti omofonici oggi stanno dimostrando un nuovo coraggio, rendendosi pronte a denunciare e a farsi accendere i riflettori dei media in faccia, anche quando minorenni ed in una terra non proprio facile come la Sicilia (2). È questa la vera novità. La frammentarietà della comunità LGBT, dispersa fra tante associazioni litigiose, sta forse iniziando a tirare su la testa in contemporanea. E lo dimostrano le continue manifestazioni a Roma, ormai settimanali, di centinaia di giovani che non rispondono ad alcuna associazione, ma si ritrovano in un movimento spontaneo dal simbolico nome We have a dream (3).

 

Non è con questo Parlamento che passerà alcunché possa minimamente aprire ai diritti. Non è questo il tempo, ripeto, non sono queste le persone. Spiace dirlo. Ma da un ministro come Carfagna, vista la sua sensibilità, vista la sua preparazione, cosa può arrivare di buono?

L’omofobia si può combattere solo in un modo: con la cultura dei diritti. La paura si scaccia con la luce, come fanno i bambini quando, nel buio delle loro stanze, accendendo l’abat-jour e si accorgono che l’ombra che pensavano un mostro è quella dello zainetto di scuola e delle scarpe da calcio.

Una legge sui diritti civili non interromperà l’odio e la paura del diverso, ma ripeto, sarà l’abat-jour del nostro paese. Di certo, non aiuterà una legge pasticciata che crea uno steccato e apre ad un nuovo ghetto. Nuove bestie da proteggere.

 

Ma allora cosa fare contro l’omofobia, in concreto?

Io penso che ci siano due uniche soluzioni complementari, ma ad oggi impraticabili: aprire la cosiddetta Legge Mancino “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa” alle violenze contro i diversi orientamenti sessuali e di genere e attenersi al Trattato di Lisbona.

Poche storie. L’omofobia è un’espressione del razzismo e anche per questo reato (perché di questo si tratta) deve valere la legge Mancino, al cui  Articolo 1 dice:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, [...] è punito: a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (4) .

È chiaro, e mi avvio a concludere, che il motivo per cui ciò non viene fatto, al momento, è solo uno: la tutela della Chiesa Cattolica. È solo questo il motivo. Non c’è altro. Ci si nasconde dietro il dito. Si vuole permettere ai clericali (quelli in parlamento e quelli fuori) di poter continuare a diffondere idee fondate sulla superiorità […] ovvero incita[re] a commettere o commette atti di discriminazione.

È questo il vero e unico motivo del voto con la maggioranza della Binetti, soprattutto quando cita il reato d’opinione…

Ed ha anche ragione quando dice che col voto segreto, molti altri del Pd avrebbero votato come lei.

Del resto, Pierluigi Castagnetti non ci ricordava che "Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l'altra alla politica. Per me, per tutti noi cattolici, il vero 'capo' è lui, il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo [tutti] dovrebbero alla fine comprenderlo."? (5) 

District 9: una denuncia sociale

scritto da samuelesiani il venerdì, 02 ottobre 2009,00:02




Sinceramente, non avevo pensato, uscendo questa sera per andare al cinema, che un film sugli alieni mi avrebbe tanto colpito.


Perché District 9, non è solo un film sugli alieni sapientemente girato e che fa uso di vari modalità di ripresa e stilistici. E' una lucidissima denuncia sociale. Ed è questo il fatto che rende questa pellicola straordinaria e generosa. Credo che questo film sa arrivare più nel profondo di qualsiasi documentario e foto raccapriccianti di guerra. Di quelle che colpiscono lo spettatore fino ad anestetizzarlo (e che non vedrete mai, mai pubblicate sul mio blog).

District 9 è una metafora che arriva lentamente alla testa e ti stringe lo stomaco. Perché dopo un po' vedi...

E vedi il piccolo burocrate incapace di riconoscere il dramma che gli si pone davanti, vedi la battaglia del povero sul poverissimo, vedi i CPT, vedi i respingimenti, vedi le torture e gli esperimenti su civili, vedi gli slum, i ghetti, la lotta per le armi e la ricerca di armi nuove.

Il regista pare non avere molte risposte da darci a questi drammi. Una cosa però, pare dircela: per capire veramente gli alieni, devi diventare come loro.