Tricarico mi aveva colpito dai tempi di “Io sono Francesco”, da quando avevo avuto modo di vederlo dal vivo in un concerto ai Murazzi di Torino.
Lo ritrovo in questi giorni a Sanremo che è sempre lo stesso ragazzo stralunato e stropicciato. Rigido su quel palco, clownesco, non meno del Mago Forrest che lo ha accompagnato.
Eppure è stato l’unica emozione sul sepolcro di Sanremo di quest’anno. Forse perché è un ragazzo che ha mantenuto vivo il bambino dentro di sé e lo lascia cantare. E poco gli importa di steccare, gridare, andare fuori tempo. Il bambino che è in lui canta che vuole “una vita tranquilla, perché da quando sono nato sono stato spericolato”. E poco gli importa della forma.
Allo stesso modo disarma in ogni intervista: molti giornalisti si sentono spaventati: è matto!, sotto farmaci!, quanto è carico Francesco! Ma è straordinariamente timido e naturale e introspettivo. Come non se ne sono accorti? Forse perché non sono più abituati a vedere una persona che di fronte ad una telecamera non porga il profilo migliore. Lui, lui preferisce mettersi a fantasticare o guardare gli insetti.
Ma allora che cosa ci faceva lì? Non solo nella stessa città, ma nella stessa manifestazione canora con la Tatangelo… La Tatangelo, capite? Quella che ci canta con la sua voce cristallina “cuore di pupazzo”, mentre lui grida emozionato e stonato: “io, libero! Per sempre!!!!”
Credo che Tricarico ci abbia voluto fare un regalo. Solo così me lo spiego.
E ora se non vi spiace, conviene salutarlo, che sta andando a cercare le cavallette nel giardino dell’hotel.
Aggionamento del 2 marzo: Tricarico ha (stra) vinto il premio della critica intitolato a Mia Martini con 30 voti. Una curiosità: è vestito con il marchio onlus Codiceasbarre, realizzati dalle detenute del carcere di Vercelli.
Miloud è nato ad Algeri nel 1972. Piccolissimo si è trasferito in Francia con la famiglia, dove da ragazzo ha studiato nella scuola di Circo di Annie Fratellini. E’ da qui che nasce la sua avventura di artista di strada. Miloud inizia infatti a girare il mondo portando in giro il suo talento: in Messico, Guatemala, Europa. Ed è proprio in Europa, nel cuore dell’Occidente, che Miloud vive un evento che lo cambia profondamente.
Il clown rompe gli schemi e le convenzioni superando ogni barriera. Attraverso lo scherzo e il riso si fa conoscere una realtà drammatica ma si fa anche capire che questi ragazzi sono capaci di ridere e di riderne perché da quella realtà vogliono uscire. Da sempre l'arte circense e la sua magia senza tempo rispecchiano la malinconia e la gioia insieme, l'amarezza e la voglia di riscatto.
Per chi ne avesse l'opportunità, consiglio di non perdere la mostra a Milano a Palazzo Reale che raccoglie la più grande retrospettiva di David Lachapelle, mai vista in Italia (fino al 6 gennaio).
David Lachapelle inizia la sua stravagante avventura con un incarico affidatogli da Andy Warhol e ad oggi é tra i dieci più importanti dieci fotografi al mondo, secondo la rivista "American Photo".
Nel lungo percorso, che prevede anche tre postazioni video dove è possibile assistere ai preparativi per uno scatto, le sue fotografie dagli anni '80 ad oggi.
Il Lachapelle degli anni '90, in particolare, è un trionfo di colore, ironia, eccesso. Kitsch come pochi. Di questo periodo, i suoi ritratti di Madonna, David Bowie, Lil Kim, Leonardo di Caprio, Huma Turman e molti, molti altri. E una particolare produzione di foto che ritraggono Amanda, una trans che è il suo feticcio artistico, riproposta perfino come la Marylin di Warhol. 
Le opere degli ultimi anni, come il recentissimo e enorme Deluge (Diluvio) - la cui riporduzione verrà a breve appesa sopra il divano della mia camera da letto - mostrano invece una nuova sensibilità dell'artista che intraprende, a poco più di quarant'anni, una riflessione sui problemi della società, sulle follie del consumismo, l'attaccamento ai beni materiali e la caduta di valori universali come la pietà e la solidarietà.

Queste ultime opere svelano il suo bisogno di una rinnovata spiritualità, laica nonostante i molti riferimenti alla figura di Cristo, e la necessità di guardare all'uomo in una luce più intima, pur senza perdere quel tratto "eccessivo" che caratterizza la sua produzione. E chiari sono i rimandi a Botticelli, al neoclassico David, ma soprattutto al Michelangelo della Sistina.
E sono le opere che maggiormente mi hanno colpito.
E allora, che altro dire: prendetevi un pomeriggio libero.

Foto di commonorgarden
Con cosa si può sostituire la religione?
La gentilezza
Questa, la risposta alla domanda di un cronista di Gilbert e George, coppia di artisti e di vita la cui opera è in mostra da ieri al Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli (Torino) in una straordinaria monografica.
PS Sarò via qualche giorno. Accompagno la mia cieca di Sorrento a Roma, per la seconda operazione agli occhi. Ci leggiamo presto. A meno che non ci si incontri alla manifestazione.
E così anche Biru, il mio fidanzato, entra nel mondo virtuale e diventa Abbesses (non perché sia una badessa, tutt'altro... ma Abbesses è il nome della fermata della metro vicina al nostro albergo parigino, situato tra il quartiere di Montmartre e Pigalle).
Non è chiaramente un blog, in casa ne basta uno, ma un account su Flickr dove Biru sta raccogliendo le sue foto più belle.
Tutte le foto hanno una licenza Creative Commons: possono essere utilizzate, purché se ne citi l'autore, se ne faccia un uso non economico e non siano modificate.
Buttateci un occhio se volete e fateci sapere!
Qui, un assaggio

Foto di Abbesses
foto di tureturillo
Decisamente in pochi ne hanno paura. O almeno questo mi è parso di capire.

foto di audrix
Ieri sera, in questo bellissimo scenario architettonico, il Forte di Fenestrelle, una fortezza militare del XVII secolo a 1200 metri d'altitudine, l'onorevole Vladimir Luxuria ha portato la sua simpatica persona con lo spettacolo Si sdrai per favore. Lo spettacolo è dinamico, frizzante.
Luxuria non ha mai perso la sua anima da animale da palcoscenico (e io che mi sono perso i bei tempi romani di Muccassassina!) e tiene la scena parlando di sesso in modo spiritoso e mai volgare con qualche battuta sui politici, pochi riferimenti al mondo gay e tanta improvvisazione frutto di anni come vocalist.
Tutto si svolge su un palco dove Luxuria indossa i panni della celebre omonima professoressa dell'Università Lasolunga, tenendo una sorta di lezione/terapia di gruppo e arrivando a chiamare sul palco uno spettatore e poi una spettatrice facendo buffe domande sul sesso.
Il sesso. L'importante è parlarne, sembrerebbe la morale, se ce n'è una. Ma soprattutto parlarne con un transgender in questa buffa pièce che si rivolge quasi esclusivamente al mondo eterosessuale.
La sensazione è quella che Luxuria voglia con questo spettacolo far incontrare due mondi, e che l'anello di congiunzione possa essere il rispetto e la simpatia. Secondo me, ci riesce perfettamente. Tra il pubblico, le tantissime famiglie con bambini, i tantissimi ragazzi e ragazze eterosessuali, che l'hanno raggiunta forse anche spinti dalla curiosità per il personaggio, sono usciti con il sorriso, con una frase stampata in testa "mica stupida, però" e un po' più vicini al mondo dei transgender.
Brava Vladimir, e grazie. Sono felice d'averti stretto la mano e sbaciucchiata (mazza quanto sei alta!). Peccato che, nel cortile dello spettacolo quasi non sono riuscito ad applaudirti per il freddo! Che freddo ragazzi, che freddo... e io c'avevo solo un felpino e la giacchetta di jeans...

Ieri sera ho dunque visto Sicko di Michael Moore. Ammetto di essermi emozionato come da tempo non mi capitava in una sala cinematografica. Moore è un ragazzone buono, un utopista, ironico e sta dalla parte giusta. Forse l'unica cosa non eccezionale sono stati il doppiaggio e certe riprese iniziali che ricordavano il detestato Lars Von Trier... ma poco importa. Il film è straordinario.
Non scrivo nulla sul film (che invito chiaramente di vedere), nulla sullo strazio della sanità americana e sulle colpe di tale bruttura: da Nixon a Reagan da Bush padre e figlio a Hillary Clinton, dai medici che operano nella assicurazioni a queste mostruose multinazionali della vita e della morte.
Preferisco constatare che il nostro sistema sanitario è, al di là di tutte le critiche che possiamo muovere e ad un certo rincoglionimento della Turco, al secondo posto nella classifica mondiale dopo la Francia. E che si dovrà lottare affinché non si operino su di esso azioni come quelle della Moratti rispetto alle scuole. Dunque attenzione a gridare alla malasanità.
Infine vorrei citare quello che per me è stato il fulcro del film ed è la frase di un medico primario francese intervistato da Moore nel film e che è il titolo di questo post:
"Come medico, come cittadino e come paziente" iniziava a rispondere il pediatra francese alla domanda di Moore. Ecco, se queste tre cose non torneranno insieme anche al di là dell'Oceano, temo che il sistema sanitario dello stato più potente del mondo continuerà a schiacciare i più deboli e umiliare i suoi eroi.
Questa rivoluzione deve partire non dai pazienti - che sono in condizione di difficoltà - ma da chi opera nel sistema sanitario: dirigenti, medici, infermieri, tecnici. Queste donne e uomini devono riunire quei tre termini citati dal collega francese.
E magari riprendere il mano il moderno giuramento di Ippocrate.