Non contro ma per!

uno spazio dove parlare di politica, di società, di cultura, del mondo nei suoi tanti aspetti. Uno spazio dove si vorrebbe costruire qualcosa: non contro qualcosa, ma "per" qualcosa.
sabato, 29 marzo 2008

Cover boy: l'ultima rivoluzione.

Se questo piccolo gioellino approda in qualche cinema della vostra città, visti i tanti problemi di distribuzione, cercate di non perdervelo.
Cover boy, di Carmine Amoroso, racconta con grazia e delicatezza e senza alcun ismo una storia di amicizia, di solitudini, di precarietà attraverso l’incontro umano di Ioan, ragazzo fuggito dalla Romania, e Michele, giovane italiano che incarna il dramma della precarietà. Poco più in là, Luciana Littizzetto, nel suo primo ruolo drammatico, padrona di casa frustrata e attrice fallita in cerca di una porticina.
 
Il film ha avuto non solo problemi di distribuzione (pensate che l’avevo visto un anno fa al GLBT Festival di Torino e ne parlavo già allora), ma anche di contributi, inizialmente promessi e quindi, col decreto Urbani del Governo Berlusconi, decurtati del 75%. Come condannare a morte un artista indipendente (qui una sua intervista).
 
Va infine detto, che quando il regista Amoroso ha girato Come mi vuoi, ricevendo una serie di violente critiche, anche dalla chiesa, per il primo film italiano a trattare la tematica dei transgender, ha deciso di emigrare in Romania per un certo periodo. Qui, in un paese segnato ancora da Ceausescu e stagnante nel dramma seguito al rovesciamento della sua dittatura, Amoroso ha conosciuto molti Ioan, molti ragazzi desiderosi di fuggire per iniziare una nuova vita.
 
E’ da questa esperienza che nasce il film che vi consiglio di non perdere.
Andrò a vederlo nella mia città, Torino, al cinema Fratelli Marx, probabilmente martedì. Chi vuole aggregarsi è il benvenuto!
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categorie: torino, cinema arte e roba simile, rainbows, dalla parte delle vittime
sabato, 01 marzo 2008

Io, io libero per sempre!

Tricarico mi aveva colpito dai tempi di “Io sono Francesco”, da quando avevo avuto modo di vederlo dal vivo in un concerto ai Murazzi di Torino.

Lo ritrovo in questi giorni a Sanremo che è sempre lo stesso ragazzo stralunato e stropicciato. Rigido su quel palco, clownesco, non meno del Mago Forrest che lo ha accompagnato.

Eppure è stato l’unica emozione sul sepolcro di Sanremo di quest’anno. Forse perché è un ragazzo che ha mantenuto vivo il bambino dentro di sé e lo lascia cantare. E poco gli importa di steccare, gridare, andare fuori tempo. Il bambino che è in lui canta che vuole “una vita tranquilla, perché da quando sono nato sono stato spericolato”. E poco gli importa della forma.

Allo stesso modo disarma in ogni intervista: molti giornalisti si sentono spaventati: è matto!, sotto farmaci!, quanto è carico Francesco! Ma è straordinariamente timido e naturale e introspettivo. Come non se ne sono accorti? Forse perché non sono più abituati a vedere una persona che di fronte ad una telecamera non porga il profilo migliore. Lui, lui preferisce mettersi a fantasticare o guardare gli insetti.

Ma allora che cosa ci faceva lì? Non solo nella stessa città, ma nella stessa manifestazione canora con la Tatangelo… La Tatangelo, capite? Quella che ci canta con la sua voce cristallina “cuore di pupazzo”, mentre lui grida emozionato e stonato: “io, libero! Per sempre!!!!

 

Credo che Tricarico ci abbia voluto fare un regalo. Solo così me lo spiego.

E ora se non vi spiace, conviene salutarlo, che sta andando a cercare le cavallette nel giardino dell’hotel.

Aggionamento del 2 marzo: Tricarico ha (stra) vinto il premio della critica intitolato a Mia Martini con 30 voti. Una curiosità: è vestito con il marchio onlus Codiceasbarre, realizzati dalle detenute del carcere di Vercelli.

martedì, 08 gennaio 2008

Il clown nei tombini

Molto spesso in questo mio blog mi arrabbio, è vero, viste le uscite della Binetti e di Ferrara. Ed è pure sano arrabbiarsi di fronte a queste bestialità. Però oggi ho voglia di raccontarmi – e se lo volete, di raccontarvi - di una bella persona.
Tempo fa, vi avevo parlato dell’impegno di Ramzi Aburedwan, insegnante di musica ai bambini della Palestina (il post era “L’ultima pietra”). Oggi vorrei parlarvi invece di Miloud Oukili. Il clown Miloud.
Miloud è nato ad Algeri nel 1972. Piccolissimo si è trasferito in Francia con la famiglia, dove da ragazzo ha studiato nella scuola di Circo di Annie Fratellini. E’ da qui che nasce la sua avventura di artista di strada. Miloud inizia infatti a girare il mondo portando in giro il suo talento: in Messico, Guatemala, Europa. Ed è proprio in Europa, nel cuore dell’Occidente, che Miloud vive un evento che lo cambia profondamente.
Nel 1992 è in Romania, per una sosta che doveva durare un mese e mezzo e che, invece, non è di fatto ancora terminata. Miloud entra in contatto con i tanti bambini delle fogne. Gli abbandonati, gli sfruttati, gli ultimi. Li avvicina e sente che non può tornare indietro. Di quell’esperienza racconta, in un’intervista che potete leggere integralmente qui:
I bambini dei tombini. La verità svelata dell'abbandono, così, sotto ai miei occhi e senza il filtro della pietà. Lavoro nel circo da quando avevo vent'anni […] La Romania, allora come oggi, non aveva bocche per ridere, ne aveva e ne ha invece tante da sfamare e non aveva tempo per pensare ai suoi figli. […]Il miracolo è stato quello di far uscire i bambini dai tombini e farli ridere. […]Le prime volte i ragazzi assistevano ai miei spettacoli con curiosità vigile, poi per loro è diventato un appuntamento costante, sapevano di trovarmi sempre lì e nel momento in cui indossavo il mio costume da clown paradossalmente diventavo uno di loro. […] E così sono sceso nei tombini, in quel tunnel rovente che attraversa i sotterranei della città e ho visto la loro vita, la brutalità delle loro giornate, la loro droga e la loro fame, la violenza e la disperazione di queste esistenze abbandonate. Da clown, li ho convinti a riemergere alla luce del giorno, li ho allenati all'arte e al gioco, con il pretesto della clownerie li ho fatti incontrare.
Nel 1995 con l’aiuto di alcuni amici francesi fonda, ineluttabilmente, la Fundatia Parada (qui il sito francese, italiano e romeno). Della fondazione dice:
è nata con l'intento di far passare questi ragazzi dal freddo dei tombini al calore di una vera casa, e dunque dall'emarginazione estrema ad una vita dignitosa. Grazie all'aiuto di molti amici, a tanti educatori, medici e insegnanti, molti ragazzi hanno imparato l'arte circense e ne hanno fatto la loro professione. Dal 1995 ad oggi (2001 ndr) 850 ragazzi hanno frequentato il centro formativo di Parada; attualmente sono 350, dai 2 ai 29 anni. A Bucarest i miei ragazzi si esibiscono regolarmente in orfanotrofi e ospedali, ma non solo. Tutti i martedì danno lezioni di circo ai bambini che frequentano le scuole elementari della Scuola francese. E poi ci sono gli spettacoli in giro per l'Europa, in Francia, in Italia, Germania e in qualunque luogo del mondo ci porti l'arte.
E ha realizzato anche, con l’aiuto di varie associazioni non governative internazionali, una serie di appartamenti protetti dove i bambini delle fogne di Bucarest possono, se vogliono e se riescono, ritornare alla vita.
Non male per un semplice artista di strada.
Nel corso degli anni, Miloud ha ottenuto vari riconoscimenti per il suo lavoro nel campo del sociale, ma anche in quello dell’arte, tra cui, il  20 aprile 2007, la laurea Honoris causa all’Università di Bologna (qui, un video da youtube).
 
Il clown rompe gli schemi e le convenzioni superando ogni barriera. Attraverso lo scherzo e il riso si fa conoscere una realtà drammatica ma si fa anche capire che questi ragazzi sono capaci di ridere e di riderne perché da quella realtà vogliono uscire. Da sempre l'arte circense e la sua magia senza tempo rispecchiano la malinconia e la gioia insieme, l'amarezza e la voglia di riscatto.
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categorie: siamo stati bambini, cinema arte e roba simile, da chi imparare, dalla parte delle vittime
lunedì, 03 dicembre 2007

Straordinario David Lachapelle

Per chi ne avesse l'opportunità, consiglio di non perdere la mostra a Milano a Palazzo Reale che raccoglie la più grande retrospettiva di David Lachapelle, mai vista in Italia (fino al 6 gennaio).

David Lachapelle inizia la sua stravagante avventura con un incarico affidatogli da Andy Warhol e ad oggi é tra i dieci più importanti dieci fotografi al mondo, secondo la rivista "American Photo".

Nel lungo percorso, che prevede anche tre postazioni video dove è possibile assistere ai preparativi per uno scatto, le sue fotografie dagli anni '80 ad oggi.

Il Lachapelle degli anni '90, in particolare, è un trionfo di colore, ironia, eccesso. Kitsch come pochi. Di questo periodo, i suoi ritratti di Madonna, David Bowie, Lil Kim, Leonardo di Caprio, Huma Turman e molti, molti altri. E una particolare produzione di foto che ritraggono Amanda, una trans che è il suo feticcio artistico, riproposta perfino come la Marylin di Warhol.  

Le opere degli ultimi anni, come il recentissimo e enorme Deluge (Diluvio) - la cui riporduzione verrà a breve appesa sopra il divano della mia camera da letto - mostrano invece una nuova sensibilità dell'artista che intraprende, a poco più di quarant'anni, una riflessione sui problemi della società, sulle follie del consumismo, l'attaccamento ai beni materiali e la caduta di valori universali come la pietà e la solidarietà.

Queste ultime opere svelano il suo bisogno di una rinnovata spiritualità, laica nonostante i molti riferimenti alla figura di Cristo, e la necessità di guardare all'uomo in una luce più intima, pur senza perdere quel tratto "eccessivo" che caratterizza la sua produzione. E chiari sono i rimandi a Botticelli, al neoclassico David, ma soprattutto al Michelangelo della Sistina.

E sono le opere che maggiormente mi hanno colpito.

E allora, che altro dire: prendetevi un pomeriggio libero.       

postato da samuelesiani alle ore 12:53 | link | commenti (17)
categorie: cinema arte e roba simile, rainbows
mercoledì, 17 ottobre 2007

Gentilezza

Foto di commonorgarden

Con cosa si può sostituire la religione?

La gentilezza

Questa, la risposta alla domanda di un cronista di Gilbert e George, coppia di artisti e di vita la cui opera è in mostra da ieri al Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli (Torino) in una straordinaria monografica.

PS Sarò via qualche giorno. Accompagno la mia cieca di Sorrento a Roma, per la seconda operazione agli occhi. Ci leggiamo presto. A meno che non ci si incontri alla manifestazione. 

postato da samuelesiani alle ore 19:35 | link | commenti (11)
categorie: torino, cinema arte e roba simile, rainbows
sabato, 13 ottobre 2007

Abbesses!

E così anche Biru, il mio fidanzato, entra nel mondo virtuale e diventa Abbesses (non perché sia una badessa, tutt'altro... ma Abbesses è il nome della fermata della metro vicina al nostro albergo parigino, situato tra il quartiere di Montmartre e Pigalle).

Non è chiaramente un blog, in casa ne basta uno, ma un account su Flickr dove Biru sta raccogliendo le sue foto più belle.

Tutte le foto hanno una licenza Creative Commons: possono essere utilizzate, purché se ne citi l'autore, se ne faccia un uso non economico e non siano modificate.

Buttateci un occhio se volete e fateci sapere!

Qui, un assaggio

Foto di Abbesses

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categorie: torino, il cassetto della credenza, cinema arte e roba simile
martedì, 25 settembre 2007

Le ragioni dell'aragosta

foto di tureturillo

In questa categoria, l’ho detto qualche altra volta, si trattano temi, che si riassumono perfettamente in alcuni strilli che ancora si sentono nei mercati più vivaci delle città:
“Solo cose belleeeee, signoreeeee! Solo cose belleee!”.
 
Ieri sera è stata la volta de “Le ragioni dell’aragosta” di Sabina Guzzanti. Il film si gusta se non ci si informa, se non si leggono critiche impiccione. Ma tranquilli, qui non si dirà nulla sulla trama.
 
Ne “Le ragioni dell’aragosta”, Sabina Guzzanti pare essersi lasciata alle spalle la rabbia e l’amarezza (giuste) di “Viva Zapatero”, per offrire ai suoi spettatori un qualcosa di intimo e direi anche – e credo non a torto – di nuovo. Il film è sicuramente anche un ritorno agli anni di Avanzi, un’epoca ormai conclusa che, per Sabina e gli altri della banda, è stata una straordinaria palestra e che ha lanciato molti di loro. Uno sguardo malinconico avvolge quel ricordo: anni in cui si sono sentiti liberi, come attori, di potersi esprimere completamente e sanno bene che quell’epoca è finita e anche per colpa di chi (aggiungerei: oggi, dopo il Family day e le ingerenze quotidiane della CEI, la caricatura di una pornostar sarebbe ancora possibile?).
Ma il film non è solo questo.
 
È anche un film in cui la tematica sociale è fondamentale (la FIAT partendo dalle aragoste), come è sempre ben forte l’impegno “politico” della sciagurata figlia del senatore di Forza Italia.
Ma in questo film c’è dell’altro e del diverso, dicevo.
Infatti, Sabina e gli altri attori della banda di Avanzi compiono una doppia e nuova operazione: da un lato, pare rompano con i personaggi del passato, con certe macchiette tanto amate quanto di quell'epoca; ma dall’altra è come se rivalutassero con forza il loro essere attori ancora oggi e non personaggi appunto.
È in qualche modo, inoltre, un inno d’amore al mestiere dell’attore. E’ la satira il suo mestiere e non la politica. E sa distinguere molto bene i ruoli, così spesso confusi di "politici comici" e "comici politici".
Ciò non toglie che la satira si nutre della società, che l’attore può, anzi dovrebbe (o non può farne a meno, addirittura, come nel caso della Guzzanti) mantenere una mente critica e gli occhi bene aperti. E aiutare a mantenerli aperti.
 
Ed è infine uno scorcio nel mondo del teatro, dell’organizzazione, dei pasti frugali, della creatività, delle crisi. Un mondo che, per mancanza di coraggio, di fortuna o più propriamente di talento, ho solo avuto il piacere di sfiorare per un attimo.
Brava Sabina!
postato da samuelesiani alle ore 18:01 | link | commenti (9)
categorie: cinema arte e roba simile
sabato, 15 settembre 2007

Domani, la Callas

postato da samuelesiani alle ore 15:44 | link | commenti (6)
categorie: cinema arte e roba simile, da chi imparare, marylin del mondo
domenica, 09 settembre 2007

Chi ha paura di Vladimir Luxuria?

Decisamente in pochi ne hanno paura. O almeno questo mi è parso di capire. 

foto di audrix

Ieri sera, in questo bellissimo scenario architettonico, il Forte di Fenestrelle, una fortezza militare del XVII secolo a 1200 metri d'altitudine, l'onorevole Vladimir Luxuria ha portato la sua simpatica persona con lo spettacolo Si sdrai per favore. Lo spettacolo è dinamico, frizzante.

Luxuria non ha mai perso la sua anima da animale da palcoscenico (e io che mi sono perso i bei tempi romani di Muccassassina!) e tiene la scena parlando di sesso in modo spiritoso e mai volgare con qualche battuta sui politici, pochi riferimenti al mondo gay e tanta improvvisazione frutto di anni come vocalist.

Tutto si svolge su un palco dove Luxuria indossa i panni della celebre omonima professoressa dell'Università Lasolunga, tenendo una sorta di lezione/terapia di gruppo e arrivando a chiamare sul palco uno spettatore e poi una spettatrice facendo buffe domande sul sesso.

Il sesso. L'importante è parlarne, sembrerebbe la morale, se ce n'è una. Ma soprattutto parlarne con un transgender in questa buffa pièce che si rivolge quasi esclusivamente al mondo eterosessuale.

La sensazione è quella che Luxuria voglia con questo spettacolo far incontrare due mondi, e che l'anello di congiunzione possa essere il rispetto e la simpatia. Secondo me, ci riesce perfettamente. Tra il pubblico, le tantissime famiglie con bambini, i tantissimi ragazzi e ragazze eterosessuali, che l'hanno raggiunta forse anche spinti dalla curiosità per il personaggio, sono usciti con il sorriso, con una frase stampata in testa "mica stupida, però" e un po' più vicini al mondo dei transgender.

Brava Vladimir, e grazie. Sono felice d'averti stretto la mano e sbaciucchiata (mazza quanto sei alta!). Peccato che, nel cortile dello spettacolo quasi non sono riuscito ad applaudirti per il freddo! Che freddo ragazzi, che freddo... e io c'avevo solo un felpino e la giacchetta di jeans...

postato da samuelesiani alle ore 21:03 | link | commenti (14)
categorie: cinema arte e roba simile, rainbows, da chi imparare
venerdì, 31 agosto 2007

Come medico, come cittadino e come paziente.

Ieri sera ho dunque visto Sicko di Michael Moore. Ammetto di essermi emozionato come da tempo non mi capitava in una sala cinematografica. Moore è un ragazzone buono, un utopista, ironico e sta dalla parte giusta. Forse l'unica cosa non eccezionale sono stati il doppiaggio e certe riprese iniziali che ricordavano il detestato Lars Von Trier... ma poco importa. Il film è straordinario.

Non scrivo nulla sul film (che invito chiaramente di vedere), nulla sullo strazio della sanità americana e sulle colpe di tale bruttura: da Nixon a Reagan da Bush padre e figlio a Hillary Clinton, dai medici che operano nella assicurazioni a queste mostruose multinazionali della vita e della morte.

Preferisco constatare che il nostro sistema sanitario è, al di là di tutte le critiche che possiamo muovere e ad un certo rincoglionimento della Turco, al secondo posto nella classifica mondiale dopo la Francia. E che si dovrà lottare affinché non si operino su di esso azioni come quelle della Moratti rispetto alle scuole. Dunque attenzione a gridare alla malasanità.

Infine vorrei citare quello che per me è stato il fulcro del film ed è la frase di un medico primario francese intervistato da Moore nel film e che è il titolo di questo post:

"Come medico, come cittadino e come paziente" iniziava a rispondere il pediatra francese alla domanda di Moore. Ecco, se queste tre cose non torneranno insieme anche al di là dell'Oceano, temo che il sistema sanitario dello stato più potente del mondo continuerà a schiacciare i più deboli e umiliare i suoi eroi.

Questa rivoluzione deve partire non dai pazienti  - che sono in condizione di difficoltà - ma da chi opera nel sistema sanitario: dirigenti, medici, infermieri, tecnici. Queste donne e uomini devono riunire quei tre termini citati dal collega francese.

E magari riprendere il mano il moderno giuramento di Ippocrate

}

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