Torino: un omaggio ad Aung San Suu Kyi

scritto da samuelesiani il lunedì, 23 novembre 2009,13:50
Cari amici torinesi che passate di qui, vi segnalo che giovedì 26 alle ore 21.30, al Caffé Basaglia (di cui prima o poi scriverò due righe) sarà messo in scena lo spettacolo "Ostaggio perfetto: Aung San Suu Kyi" di Claudio Canal e Vesna Scepanovic (via dokmai).

Sarò via qualche giorno, a Latina, con il sindacato. Mi sa che riuscirò a ripassare di qui e da voi solo la prossima settimana.

Cecenia e la morte di Antonio Russo

scritto da samuelesiani il venerdì, 16 ottobre 2009,15:12
Ieri pomeriggio la mia Associazione Aglietta ha organizzato la proiezione del film Cecenia, al King, un piccolo e interessante cinema di Torino.

Il film perduto di Leonardo Giuliano con Gianmarco Tognazzi racconta la storia vera del giornalista di Radio Radicale, Antonio Russo: un giornalista  ucciso barbaramente come Ilaria Alpi, Giancarlo Siani, Anna Politoscaia.

Antonio Russo è stato testimone dai peggiori teatri di guerra: dal Kosovo, a Sarajevo, dalla Colombia, al Burundi e Ruwanda, fino alla Cecenia.

Quando è stato ucciso aveva appena chiamato sua madre: piangeva come non lo avava mai sentito. Aveva le prove in una videocassetta, racconta la donna, delle torture che medici russi compievano su uomini, donne, e bambini ceceni.

Secondo alcuni suoi amici, aveva raccolto prove dell'utilizzo di armi non convenzionali su bambini.

E' stato trovato morto, livido e coi segni delle torture subite, nei pressi della città georgiana di Tiblisi, il 16 ottobre 2009. Il suo appartamento è stato ripulito da ogni appunto.

Aveva solo quarant'anni.

Ad oggi non si conoscono i mandanti del suo omicidio.

District 9: una denuncia sociale

scritto da samuelesiani il venerdì, 02 ottobre 2009,00:02




Sinceramente, non avevo pensato, uscendo questa sera per andare al cinema, che un film sugli alieni mi avrebbe tanto colpito.


Perché District 9, non è solo un film sugli alieni sapientemente girato e che fa uso di vari modalità di ripresa e stilistici. E' una lucidissima denuncia sociale. Ed è questo il fatto che rende questa pellicola straordinaria e generosa. Credo che questo film sa arrivare più nel profondo di qualsiasi documentario e foto raccapriccianti di guerra. Di quelle che colpiscono lo spettatore fino ad anestetizzarlo (e che non vedrete mai, mai pubblicate sul mio blog).

District 9 è una metafora che arriva lentamente alla testa e ti stringe lo stomaco. Perché dopo un po' vedi...

E vedi il piccolo burocrate incapace di riconoscere il dramma che gli si pone davanti, vedi la battaglia del povero sul poverissimo, vedi i CPT, vedi i respingimenti, vedi le torture e gli esperimenti su civili, vedi gli slum, i ghetti, la lotta per le armi e la ricerca di armi nuove.

Il regista pare non avere molte risposte da darci a questi drammi. Una cosa però, pare dircela: per capire veramente gli alieni, devi diventare come loro.

Children see. Children do

scritto da samuelesiani il venerdì, 25 settembre 2009,01:15

L'amore e basta

scritto da samuelesiani il domenica, 13 settembre 2009,19:03

Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice.

Michel Focault, Intervista del 1978. 

 

È proprio di quel risveglio felice che si parla ne L’amore e basta, documentario in questi giorni nelle sale, sull’amore e la convivenza di una decina di coppie tra gay e lesbiche, alcune con figli.

Ed è un risveglio che, per alcune di queste coppie, si ripete da anni, da decenni, dimostrando, per altro, come chi parla di amore debole dica solo scemenze, figlie dei propri dogmi e della volontà, soprattutto, di non perdere potere.

Nel documentario si accenna delicatamente a queste storie, con domande semplici e risposte profonde e spesso commosse.

 

Negli anni ’70, abbiamo lottato per la liberazione sessuale. Penso al ruolo fondamentale che ha avuto il movimento del FUORI!, che vedeva proprio a Torino la sua principale attività, grazie a coraggiosi militanti come Angelo Pezzana.

Oggi lottiamo per il concetto di amore, per ribadire che siamo individui completi che non accettano di essere tollerati purché stiano buoni buoni nelle loro camere da letto con le imposte chiuse.

 

Questo documentario dovrebbe essere portato nelle scuole. Potrebbe essere un aiuto per un giovane o una giovane che si affacci all’omosessualità. Ma soprattutto potrebbe dare una risposta alla paura di ciò che si considera diverso, perché questo film dimostra che quando si parla di amore si è tutti uguali, come lo si è di fronte alla perdita o alla malattia.

 

Quella normalità è la mia risposta a quell’odio.

A quell’odio, rispondo con questo amore.

Videocracy

scritto da samuelesiani il lunedì, 07 settembre 2009,12:28

Alla fine della fiera, Videocracy è un buon film per l'estero. Da noi è un film che non dice nulla di nuovo, se non mostrare uno spaccato della società - la maggioranza del paese (che è fatta di un popolino che guarda ammirato i cafoni del Billionaire, il viscido Mora, la fotografa ufficiale del premier Marella in Sardegna, così tanto rifatta da non riuscire quasi più a parlare) e la televisione che la rispecchia e con cui ha un continuo scambio.

Sapevamo già, per altro, che questo film avrebbe avuto problemi (vedi questione del trailer), ma alla fine internet ha compensato. Non è certo questo il problema. Anzi, questa cosa ha creato un'ottima pubblicità.

Ci sono però due considerazioni che vorrei fare. La prima riguarda il fatto che passa nel film, almeno secondo me, di una cultura nata dalla televisione di B. No, non lo credo. Lo stesso B. è per certi versi la prima vittima di una cultura che è molto più antica e che affonda le proprie radice nella mediocrità, nell'egoismo, nell'incapacità di pensare criticamente. E no, amici, questa roba c'era già ai tempi del fascismo. Non l'ha creata Mussolini, figuriamoci se l'ha creata B.

La seconda considerazione riguarda l'utilità di un film come questo. Passi in Italia, figuriamoci. Ma ritengo sia più utile che giri all'estero per farci vedere per quello che siamo: scimmie.

Per quanto riguarda l'Italia, ritengo non sia questione di quello che si vede, ma di come lo si vede. Una ragazzina vacua, un palestrato senza cervello, non vedranno la pena di questi personaggi, la loro tristezza, perfino quanto sono ridicoli... Non vedranno il crollo di un cultura. Continueranno, quella velina in erba o quel tronista mancato, a vedere come possono: persone sotto le telecamere, che guadagnano tanto, senza sforzo, ammirate da un popolino adorante. Che importa se quel popolo è fatto di scimmie? Essi stessi appartengono a quel popolo...

Insomma, non so se questi procedimenti che hanno una base critica, servono a chi capacità critica non ne ha per nulla.
Credo sia più necessario operare sul piano culturale. E forse non siamo più in tempo, o in grado, di salvare quell'umanità disgraziata.

Rifugiati somali a Torino e il video Look back

scritto da samuelesiani il giovedì, 03 settembre 2009,11:50

Ho avuto recentemente il piacere di conoscere attraverso l’associazione di cui faccio parte Matthieu Roggero, che insieme a Marco Iozzo e altri giovani artisti, fotografi e videomaker hanno dato vita alle Officine Oz.

Allo stand della nostra associazione, nell’ambito della Festa Democratica, hanno presentato Look back, il loro video che nasce da una nostra battaglia a favore di rifugiati somali a Torino, abbandonati e lasciati in condizioni disumane all’interno di un palazzo occupato (qui anche un servizio fotografico di Matthieu Roggero).

Come associazione politica stiamo chiedendo con forza che il Comune si impegni a risolvere questa situazione, garantendo una sistemazione civile e dignitosa ad un gruppo di persone che sono, devo ricordarlo, rifugiati politici e quindi persone che scappano dalla guerra, prima che la situazione degeneri.

Ma tornando al video – che potete vedere qui sotto – Matthieu Roggero mi spiegava come questo voglia essere prima di tutto, non una presa di posizione politica, quanto una testimonianza.

Credo che certe volte una testimonianza possa essere molto incisiva e arrivare nel profondo.

Per questo ve la propongo. 


Look Back from Officine Oz Marco Iozzo on Vimeo.

Carcere e carcere

scritto da samuelesiani il giovedì, 20 agosto 2009,15:43

Nei giorni attorno a Ferragosto, i compagni radicali con parlamentari di entrambi gli schieramenti e consiglieri regionali, hanno fatto un giro di ispezioni di tutte le carceri italiane.

L’immagine che ne viene fuori un po’ ovunque è desolante. Non è certo un caso che proprio in questi giorni siano scoppiate tante proteste negli istituti carcerari.

Ciò che trovo più drammatico è la palese anticostituzionalità di questa situazione. Se il carcere è luogo di rieducazione, come definisce l’art. 27 della Costituzione, quale recupero può essere garantito in tali condizioni?

 

Su questo tema, mi viene di scrivere di un libro che ho letto un po’ di tempo fa: Ragazzo del Borstal, dell’irlandese Brendan Behan, un personaggio decisamente bizzarro – sempre ubriaco perso durante le interviste e gli incontri pubblici. Il Borstal del titolo è il nome con cui nell’Inghilterra della fine degli anni ’30 si designavano i riformatori, luogo in cui è finito l’autore nell’adolescenza, quando fu arrestato per aver trasportato a Londra dell’esplosivo per conto dell’IRA.

 

Eppure, nonostante fosse un nemico del paese che lo incarcerava, la sua esperienza è tutto sommato importante per la sua crescita. Dal suo racconto scaturisce un luogo di grande rispetto, soprattutto per merito di un illuminato direttore del Borstal. In questo luogo, i ragazzi hanno modo di imparare un mestiere o di praticare quanto già facevano fuori. Ma non solo: hanno momenti di svago, di gioco. Si organizzano tornei di rugby e di calcio, si va a messa (separati tra cattolici romani e protestanti inglesi: le differenza religiose sono qui trattate con uno sguardo decisamente naif e piacevole), si ha modo di bere regolarmente il té, fumare qualche sigaretta, fare amicizia e a botte, ma soprattutto leggere – cosa che sarà fondamentale per il giovane Behan.

Insomma, l’immagine che viene fuori da questo libro è decisamente più confortante di quanto arriva dalle carceri italiane del Ventunesimo secolo.

 

PS: Da questo libro è tratto un omonimo film che si tinge di rainbow. Nel libro non ci sono chiari rimandi all’omosessualità, ma siamo negli anni ’60 e… il personaggio di Charlie, un poco lo dà da pensare!

Comunque, li consiglio. Sia il film, sia il libro (che però è piuttosto introvabile e ha una traduzione degli anni ’60 che cozza decisamente con la freschezza del racconto).

Quando il gossip fa politica

scritto da samuelesiani il domenica, 09 agosto 2009,15:15
Brad Pitt ha rilasciato un'intervista a Parade Magazine, dove spiega il motivo per cui non si è ancora sposato con Angelina:

When someone asked me why Angie and I don’t get married, I replied, ‘Maybe we’ll get married when it’s legal for everyone else,’  [...] I believe everyone should have the same rights. They say gay marriage ruins families and hurts kids. Well, I’ve had the privilege of seeing my gay friends being parents and watching their kids grow up in a loving environment.

In pratica, Brad Pitt ha dichiarato che la scelta è innanzitutto politica: forse lo faremo, quando sarà possibile per tutti.

E aggiunge che tutti devono avere gli stessi diritti e che nessuno può decidere per altro.

Ma non è tutto. L'attore ha parlato anche della fortuna di potere vedere i suoi amici gay crescere i loro figli e alla domanda "E se un tuo figlio fosse gay", risponde:

Listen, I want my kids to live the lives they want to live. I want them to be fulfilled. I hope I teach my kids to be who they really are.

Diciamocelo, e non solo in senso estetico, ma quanto sono fighi lui e Angelina?

Sul dramma dei respingimenti: Come un uomo sulla terra.

scritto da samuelesiani il martedì, 07 luglio 2009,20:25


La mia buona amica K mi segnala un documentario che credo possa interessare le persone che passano di qua.

Si tratta di un documentario che parla di come la Libia, dal 2003, controlla i flussi migratori, su richiesta e grazie ai soldi dell'Italia e dell'Europa, ma non solo: questo film ci racconta anche, attraverso testimonianze dirette, il dramma dei migranti.

Sono state decine e decine le proiezioni di questo doc in tutta Italia (è ancora possibile organizzarne).

Giovedì 9 luglio, alle 23.40 sarà finalmente in TV, ovviamente su Rai3.

Passate parola.

PS qui il blog per contatti e approfondimenti.