Gli effetti della riforma sulla scuola primaria - Parte I
scritto da samuelesiani il lunedì, 03 novembre 2008 ,19:17
Nell'ambito della mia associazione radicale, sto cercando di portare alcune riflessioni sulla riforma della scuola, esclusivamente sugli effetti di questa sulla scuola primaria. Riporto qui, in più parti, alcune analisi, sperando che possano essere utili a comprendere un poco di più questa brutta riforma, senza fare critiche errate su cui poi la destra ci potrebbe marciare.
Le mie riflessioni si basano sullo studio diretto delle legge interessate e non su pareri di terzi, di giornalisti, etc. Ho provato cioè a documentarmi direttamente per farmi un'idea, che vi riporto.

La riorganizzazione della scuola di tutti i livelli, erroneamente definita Riforma Gelmini, deriva invece in gran parte dall’art.64 della legge 133/08 (Finanziaria): Disposizioni in materia di organizzazione scolastica, i cui effetti sulle scuole primarie, vedremo in seguito. In questo senso è doveroso precisare già da subito come la boutade di Veltroni su un referendum sia facilmente irrealizzabile, in quanto non è possibile, secondo la Costituzione, operare per un referendum su materie fiscali.
La vera e propria Riforma Gelmini è di fatto contenuta nella legge 137/08, legge piuttosto semplice, anche agli occhi di un non esperto come me, a parte la questione sul maestro unico. Questa legge prevede alcune buone proposte come l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, nel primo e secondo ciclo d’istruzione – e quindi già dalla primaria – e obblighi sull’utilizzo di libri di testo, già previsti dall’art. 15 della Finanziaria 2008, validi per più anni, con possibilità, per esempio, di scaricare via internet eventuali aggiornamenti, etc.
A queste buone proposte si affiancano banalità come il ritorno ai voti decimali per tutte le classi e il voto in condotta. Non è previsto invece il grembiulino obbligatorio, probabilmente l’unico contributo di Mariastella Gelmini.
Sul maestro unico, vero pomo della discordia, la legge 137 è assai stringata. Si rifà immediatamente al suddetto art.64 della Finanziaria; non esprime alcuna indicazione di carattere pedagogico, cosicché la riduzione dei maestri, pare rispondere meramente a motivazioni finanziarie.
Sullo Schema di piano programmatico collegato a questa materia, leggiamo un pallido tentativo del Governo di spiegare la motivazione del maestro unico citando questioni pratiche come “tale modello didattico e organizzativo, appare più funzionale all’innalzamento degli obiettivi di apprendimento”, o sottili ragionamenti psicologici “nell’arco di vita intercorrente dai sei ai dieci anni si avverte il bisogno di una figura unica di riferimento con cui l’alunno possa avere un rapporto continuo e diretto”.
Personalmente non mi sembrano sufficienti come motivazioni, ancor più perché non citano alcuno studio a riguardo e vengono venduti come assunti. Cosa che invece non sono.
Andiamo avanti: la scuola primaria è, secondo i parametri OCSE, effettivamente ai primi posti nel mondo. Questo significa che lo stato italiano investe molto in questo ciclo di studi. Peccato che sugli altri livelli, la situazione sia drammatica (l’Università ha meno finanziamenti rispetto alcuni stati centro-sudamericani). In queste riduzioni dalle primarie non vi è un’idea utile di “ridistribuzione” degli investimenti, verso altri livelli più in difficoltà (parlo per ora di investimenti, chiaramente, non di come i soldi vengono spesi che è un capitolo a parte). Si limita a tagliare sulle primarie, punto e basta.




