Spero con questo titolo di non trarre in inganno. Non mi interessa rilanciare la pesante gaffe (o peggio) del futuro Presidente della Camera Gianfranco Fini (e lo dimostro non mettendo alcun link sull'accaduto), al contrario.
Mi spiego meglio. Come qualcuno di voi sa, vivo a Torino. Da tempo qui, sulle pagine della cronaca locale, sui TG locali, etc. non si fa altro che parlare della questione Israele al Salone del Libro: se era giusto invitarla come nazione, nel sessantesimo anniversario, se qualcuno ha ricevuto pressioni, quale professore tra Vattimo e il rettore Pellitteri ha più ragione, se si doveva invitare anche la Palestina, etc.
E vai con i radicali locali che vogliono presentarsi là con la bandiera di Israele e chi invece quella bandiera vorrà bruciarla o l’ha già bruciata, con grande rilancio mediatico nazionale. E ancora tante parole: sono santi, sono coglioni, erano 4 gatti, è tutta la sinistra radicale, tutti a parlare. Tutti a dire la propria giaculatoria: e sono stati spodestati, e non avevano uno stato e sono stati sterminati. Tutti a dire chi ha ragione e chi torto.
Ecco la mia, brevissima. Io non so nulla. Perché la questione israelo/palestinese si è ormai incancrenita. Non so nulla, ma so che tutte queste bandiere e tutte queste certezze mi danno un fastidio bestia. Perché io non so nulla di quanto realmente accade nella Striscia di Gaza, nemmeno so cosa voglia dire vivere a Gerusalemme avendo paura di fare la spesa in un mercato o di salire su un bus a Tel Aviv.
Onestamente non so dove tutta questa gente ha trovato la certezza di dire da che parte sta la ragione e dove sta il torto.
Ma la cosa che so è che in mezzo a tutte questo caos ci si ferma alle parole. Che intanto, mentre Vattimo e Pellittero discutono e filosofeggiano, persone da una parte e dell’altra continuano ad ammazzarsi e non c’è partito, nazione o Unione Europea o ONU o cazzi e smazzi in grado di intervenire veramente per porre un freno a questa reciproca politica d’odio, che altro non fa che portare morte e distruzione. Perché dal mio punto di vista i morti sono tutti uguali. E non mi interessa quale storia o quali ideologie hanno portato a tutto questo.
Vorrei infine rilanciare la richiesta dell’amico SUB che dal suo blog sponsorizza l’iniziativa del Collettivo Anarchico Autonomo (A–Films) che ha realizzato il suo ultimo documentario sul Libano ed esattamente sul campo profughi Nahar al Bared, che potete vedere qui. Passate poi anche da lui per altre info.
Propongo questo corto, dal titolo “Campo di Nahr al-Bared: Tracce d’Esproprio Collettivo", proprio perché vuole portare una testimonianza e si pone dalla parte delle vittime. Che è l’unica parte dalla quale ci si deve schierare.