Il prossimo maggio si terrà in Birmania un referendum costituzionale organizzato dalla giunta militare. Alla metà di marzo, le poche fonti straniere a trattare dell’argomento non riportano neppure la data esatta in cui la popolazione birmana sarà chiamata alle urne per quella che sarà una vera e propria farsa politica. A partire dal fatto che, con il referendum, viene proibito a chi ha sposato uno straniero di poter guidare il paese (un modo “legale” per escludere Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la democrazia che da vent’anni esatti si oppone in maniera non violenta alla dittatura militare, la quale aveva sposato un inglese. E’ doveroso ricordare che Aung San Suu Kyi, che da allora è agli arresti domiciliari, ha ottenuto una vittoria alle elezioni nel 1990; tuttavia i militari hanno rigettato la volontà popolare, e preso il potere con la forza, annullando il voto).
Il mondo non sa ormai pressoché nulla di ciò che sta accadendo in Birmania, sei mesi dopo la rivoluzione di settembre che ha visto la morte e l’arresto di centinaia di civili e di monaci (solo ieri, due bombe sono esplose nella capitale Rangoon).
Piccoli gruppi nel mondo cercano di portare l’attenzione proponendo un NO al referendum (vedi link burmadigest.wordpress.com in basso).
Per questo motivo, proprio oggi che l’attenzione dei media pare essere catalizzata sul Tibet, vorrei ricordare, nel mio piccolo, il silenzioso disastro che sta avvenendo in Birmania, accomunando entrambe le tragedie. Del resto, entrambi i paesi sono militarmente occupati; in entrambi vige un regime di polizia che viola i diritti civili; da entrambi non giungono informazioni che non siano “filtrate”; entrambi i paesi entrambi vedono la presenza di un leader non violento, spirituale o civile, colpito duramente: con l’esilio, per quanto concerne il Dalai Lama o gli arresti domiciliari per Aung San Suu Kyi.
Qui sotto trovate le traduzioni di alcune testimonianze presenti sul sito della BBC. Le ho tradotte in italiano per favorirne la diffusione. In fondo, troverete tutti i link di riferimento ai siti originali.
Voci birmane: sei mesi dopo
Sei mesi dopo le proteste in Birmania, finite con azioni repressive dei militari, la popolazione descrive l’atmosfera nel paese e la paura nel futuro.
REPORTER, NAY PYI TAW
La vita è stata dura come non mai. Nessun cambiamento o speranza sono giunti a noi. Le persone non parlano più di politica per paura di arresti, accuse […] e altre cose spaventose. Ma tutti desiderano sapere qualcosa di più e parlare liberamente circa quei problemi. Certi giorni speriamo di avere la nostra libertà o il diritto a parlare. Ah ah. Che battuta! […] Qui, si sta avvicinando un referendum per una nuova costituzione. Tutti ne stanno parlando, ma nessuno realmente sa che cosa andrà ad assomigliare. Ma quasi tutti considerano che l’attuale governo vincerà sia che la costituzione venga ratificata o meno dalla popolazione a Maggio. Anche adesso, quasi tutti non hanno che una minima idea di ciò che è il referendum e quello che capita. […] Non c’è segno, ancora, di come i militari si posizioneranno quando usciranno i risultati.
ANONIMO UOMO BIRMANO, RANGOON
Io dico che le persone non pensano ancora a votare sì o no (nel prossimo referendum per la nuova costituzione). Questo significherebbe considerarli ed accettarli. A dire la verità, la giunta non ha il diritto di fare nulla per il paese. È un governo illegale.
Anche se il lavoro fatto fosse buono, e il risultato fosse un progresso eccezionale come in Cina, sarebbe inaccettabile perché proviene da una dittatura militare e da una giunta che è incostituzionale – che non ha leggi, regole e regolamenti.
Attualmente il paese soffre un completo smarrimento ed è in rovina. La sua gente è totalmente distrutta fisicamente e mentalmente – la maggioranza sta vivendo in miseria, mangiando cibo scaduto e vivendo alla giornata.
Non ci sono garanzie di cure mediche. Se un uomo non ha abbastanza denaro, qualora necessitasse di andare in ospedale o in una clinica privata per seri motivi, può prepararsi a morire. Il costo è elevatissimo. […] Le notti sono buie senza elettricità. L’acqua scarseggia. Com’è il moderno e sviluppato paese verso il quale, loro dicono, stanno marciando?
DAVID, RANGOON
Recentemente, non siamo riusciti ad usare internet perché il governo lo ha limitato durante la visita di un inviato ONU, Mr Gambari.
Nulla è cambiato dopo sei mesi, in Birmania. La giunta militare ha arrestato i nostri leader e molti attivisti. [...]
Faranno un referendum costituzionale a Maggio. A loro non importa dell’ONU e della comunità internazionale.
Che cosa farà l’ONU per ottenere i risultati dal referendum?
YI, RANGOON
La connessione internet era al suo peggio durante la rivoluzione di Settembre. Ci sono stati piccoli miglioramenti.
Inviare informazioni a media stranieri può comportare accuse e il carcere. Ma noi, la popolazione birmana, corriamo il rischio di inviare mail a media stranieri perché vogliamo far sì che le persone conoscano la nostra situazione nel nostro paese.
La giunta sta collocando molte guardie attorno Rangoon e monitora le mail e internet perché stanno per tenere un falso referendum a Maggio.
Fonti: