Alcune settimane fa, ho cercato di affrontare l’utilizzo della terapia elettro-convulsiva, TEC (più nota come Elettrochoc) in Italia, suscitando anche vari commenti piuttosto aggressivi di chi la definiva, contrariamente a me, una “terapia salvavita”. In questi commenti, mi si tacciava di posizioni “ideologiche” e mi si faceva notare come questa terapia venga oggi realizzata sotto anestesia, in ambiente protetto etc.
Questa premessa, per due precisazioni: in genere, quando affronto temi legati a campi complessi come questi o comunque legati a persone che soffrono o hanno sofferto o a ex-vittime – quali esse siano, mi impegno documentandomi, anche direttamente con medici o ex-malati o leggendo testimonianze. Questo per dire che la mia posizione non è ideologica, ma ponderata e segue semmai una linea di pensiero su certe terapie, comune a molti medici che le considerano più dannose che inutili. Detto questo appare chiaro come poco mi importi la precisazione dell'anonimo nei commenti sul fatto che la TEC si svolga in ambiente protetto e in anestesia: non è la modalità a interessarmi, quanto la sua utilità o il fatto che di essa si possa abusare o commettere abuso (il che, non è la stessa cosa).
Attendo quindi nuovi commenti anonimi, oggi che mi porto a parlare di una certa “cura” della depressione, affidata unicamente all’uso del Prozac.
Recentemente questo farmaco, tra i più venduti contro la depressione, è stato oggetto di uno studio britannico che lo ha definito utile tanto quanto un placebo. Colpire proprio antidepressivi come il Prozac, il terzo farmaco più venduto al mondo, ha fatto subito scattare in sua difesa, anche in Italia, alcuni professori magari già estimatori della TEC! Scrive a questo proposito il dottor Zambello su http://salute.agi.it:
“ad esempio il Prof. Cassano di Pisa, grande sostenitore della farmacoterapia, oggi dichiara su Repubblica che in fondo è sua esperienza che la psicoterapia e la farmacoterapia, ai fini del risultato clinico, si equivalgono. E allora, gli potremmo chiedere: ma perché hai avvelenato tante persone, per tanti anni, quando era possibile ottenere lo stesso risultato con un metodo fisicamente meno invasivo e psicologicamente più consapevolizzante e aggiungerei, liberatorio? Misteri.”
Da aggiungere che la FDA americana, ha ricevuto più rapporti di reazioni avverse per il Prozac, che per qualsiasi altro prodotto negli ultimi 24 anni. Sino al Settembre 1993 erano pervenuti più di 28mila rapporti di reazioni serie al medicinale con centinaia di casi di morte.
Infine: se la depressione è la causa di un grande dolore (ma sarebbe più corretto dire di una grande, insopportabile, insostenibile, rabbia) non è logico pensare che un farmaco che “copra” o “calmi” possa essere più dannoso che altro? Non è dunque più terapeutico arrivare alla causa della depressione, alla riscoperta e al rivissuto di quella, spesso antichissima, rabbia per migliorare il presente?
Questo non significa escludere l’uso dei farmaci nelle terapie psicologiche, ma un conto è affiancare ad una robusta psicoterapia farmaci (farmaci e non droghe!) che possano anche aiutare ad affrontare un ricordo o un’epoca difficile (per non dire insopportabile). Altro è affidare l’intera cura ad una ricetta che propone una pastiglia.