Come laico
scritto da samuelesiani il lunedì, 21 gennaio 2008 ,18:36
Con l’Angelus di ieri si è chiusa la pièce dell'ultima prova di forza di questa Chiesa che sente il suo tempo venire. Il sipario è sceso su un momento veramente triste per la laicità, un ultimo colpo di chi, già imponendo le sue “verità” e i suoi “valori non negoziabili” ad uno Stato ridotto a ventre molle, vuole dunque passare per vittima. Abbiamo visto quindi la chiamata a raccolta in piazza, una vera adunata che è in primo luogo “politica” e rivolta agli uomini delle istituzioni, che da fidi cagnolini addomesticati (o ipocriti) hanno fatto a gara a raccogliere. Su questo tema vi invito a leggere un illuminato intervento di Rodotà pubblicato, anche on-line dall’Unità, col titolo “L’Angelus non può essere un’adunata politica”, che è una vera boccata di ossigeno (e che potete leggere qui o qui). Non credo di dover aggiungere una parola, ancor più perché ritengo che lo spettacolo sia stato organizzato a priori (il primo atto di questa commedia si era aperto con la strigliata del papa a Veltroni e gli altri amministratori di Roma e del Lazio) e in ogni caso la laicità avrebbe perso.
Volevo piuttosto riflettere su come mi sarebbe impossibile, oggi, essere cattolico e ieri in quella bolgia di San Pietro, riempita delle varie lobby (che si dicono) laiche della chiesa: Comunione e Liberazione, Milizia Christi, i focolarini, la Comunità di Sant’Egidio...
Nelle interviste entusiastiche riportate da Repubblica di oggi, appare evidente come la chiesa abbia approfittato della buona fede di molti, ne abbia corrotto i giovanili ideali, sfruttato il bisogno di “appartenenza” e di (giusta) volontà di agire contro un sopruso (questo invece falso).
Tra tutte queste interviste, una mi ha particolarmente colpito ed è di un giovane che dice: “Benedetto XVI è il mio secondo padre. Io mi sento un suo soldato. E combatto nella mia vita quotidiana, ogni giorno mi sento investito del compito di portare a tutti la mia scelta”. Quale laico può fare un ragionamento simile? Questi dunque sono i cattolici laici sponsorizzati dalla CEI? Quale laico si sente investito di portare a tutti la propria scelta? Come laico vivo quotidianamente nel dubbio. Non potrei mai permettermi di proporre la mia esperienza ad alcuno perché la mia esperienza è una semplice piccola parte di un tutto. Del tutto irrilevante. Come una foglia in un bosco. Che può pure essere utile per fare humus ma non è fondamentale ai processi naturali (ed è per questo che è molto difficile riunire i laici. Poiché fra essi corre il germe vitale della libertà e della sana diversità ed è impossibile tenerli tutti sotto un cappello).
Come laico non posso ritenermi un soldato, perché il termine soldato sottintende comunque la presenza di nemici e armi. E generali al comando.
Come laico cerco la verità ogni giorno. E ogni giorno prendo cantonate e riparto.
Come laico scendo in piazza per ciò che voglio: per un Pride, per i morti della Thyssen, per il rinnovamento di un contratto, per sfanculare Bush, per i fisici della Sapienza ma certo per qualunque cosa in cui io creda.
Come laico non cerco, né voglio, un secondo padre.
E la mia coscienza è indipendente da qualsiasi verità imposta da altri: vive invece di quella parte del bambino che è in me. O è la parte animale che è in me, che corre libera e all’impazzata. Che solidarizza col mondo, che ha fiducia, che s’incazza per i soprusi, quelli veri.
È comunque quella parte che non ha bisogno di chiamate, di appelli, di nessuno che decida quando e per cosa scendere in piazza.
Che riconosce le vittime vere, che può non comprenderne probabilmente i tormenti, ma certo non si fa dire da altri chi siano.
[la bellissima foto è di Betbele, che ringrazio]
Aggiornamento: e dopo lo spettacolo, la farsa finale con protagonista Bagnasco: "Atto d'amore per Roma".
categoria:povera patria, mondotondo mondoquadro
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