Borsellino, i pentiti e l'agenda rossa
Più o meno contemporaneamente a questi fatti, il figlio di Ciancimino dichiara di essere in possesso del "papello", le carte che racconterebbe del legame tra Stato e Mafia al tempo del padre Vito.
Qualcosa è indubbiamente successo nell'ambito della mafia in Sicilia...
Ma torniamo al giudice Borsellino. Non c'è bisogno di quest'ultimo pentito per comprendere come la sua morte rechi i segni di un mistero italiano, uno dei tanti, e che sia evidente il ruolo di apparati deviati delle istituzioni (anche se questo fatto ha il merito di permettere di riaprire le indagini. E se questo capita, è appunto perché devono essere variati gli equilibri tra mafia e politica o forse sono solo avvertimenti).
Nessuna precauzione fu presa nei pressi dell'abitazione della madre del giudice, dove l'uomo era solito recarsi.
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, nell'introduzione alla loro inchiesta "L'agenda rossa di Paolo Borsellino", scrivevano:
Quel pomeriggio di domenica 19 luglio via D'Amelio era trafficata come via del Corso, a Roma, sotto le feste di Natale.
Nessuno dei colloboratori di giustizia conosce l'esplosivo utilizzato, che arrivava secondo gli autori dell'inchiesta, probabilmente dai centri di addestramento dell'eversione.
E' stata accertata [fonte wikipedia] la presenza di una sede coperta del SISDE sul Monte Pellegrino, che sovrasta Palermo e via Mariano d’Amelio, all’interno del Castello Utveggio che ospita il Cerisdi, un centro di ricerche e studi manageriali. La circostanza venne fuori dall’analisi del tabulato del numero 0337/962596, intestato al boss Gaetano Scotto, che chiamò un’utenza fissa del SISDE installata proprio in quel castello.
Infine, solo per citare alcuni fatti, che fine ha fatto l'agenda rossa da cui il giudice non si separava mai? La borsa è stata vista per l'ultima volta in mano al capitano Arcangioli che ha dato almeno tre versioni contrastanti sui suoi spostamenti. Alla fine l'agenda non è stata trovata.
Sul tema:
Via D'Amelio, 17 anni dopo, quello che non dicono.
L'alibi perfetto di una memoria che fa "ginnastica".
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