Dedicato al Ministero delle Pari Opportunità
Ah! Dimenticavo: dedicato anche a chi dice che i gay non sono discriminati!
Obama ha scelto Sonia Sotomayor per la Corte Suprema.


Fino a ieri sera, i giornali Repubblica e la Stampa sono riusciti a pubblicare nella versione online lo stesso articolo. Poi la Stampa nella versone cartacea si è salvata la faccia, con un nuovo articolo, mentre Repubblica cerca adesso di mettere in fretta e furia un nuovo articolo, facendo sparire la scemata. Ma le caches di Google sono formidabili per sgamare le cretinate. E che articolo, poi!
L’altro giorno abbiamo accompagnato un’amica nella sua nuova casa. È una casa popolare abitata da molti italiani, ma anche romeni, sudamericani, magrebini, a giudicare dai nomi sui citofoni. La mia amica con i suoi quattro bambini – ed ha un solo anno in meno di me – è entrata nella sua nuova casa. Guardavamo il mondo dal balconcino ancora senza fiori. Sotto, un grosso cortile, pieno di biciclette di varie misure. Mi sono chiesto se in quel cortile ci giocassero i bambini.
Poi, girando per casa, un foglio in bella vista mi ha risposto. Diceva più o meno così: “Fatta salva la delibera del comune [di Torino] che ribadisce che nei cortili sia permesso ai bambini di giocare, gli amministratori delle case popolari ribadiscono che hanno sempre caldeggiato il gioco dei bambini nei cortili. Si vieta solo l’uso del pallone e i giochi dalle 12.30 alle 15.30 per permettere il riposo a chi necessita”.
Che un comune debba deliberare per questo argomento può apparire un’assurdità. Ma in un mondo in cui i cortili sono stati rubati ai bambini a favore delle auto e quando gli strilli dei bambini disturbano l’ascolto dei programmi della De Filippi, questa presa di posizione mi pare rivoluzionaria.
Lasciando la mia amica alla sua nuova vita, in cortile due bambini – uno, i cui tratti parevano dell’est Europa, e l’altro, che poteva essere del nord Africa – giocavano con una palla di spugna, eludendo all’italiana il divieto al giuoco del calcio.
Sono certo che quei bambini che cresceranno in quella casa popolare giocando insieme con una palla di spugna, sudando e sbucciandosi le ginocchia sul cemento, diventeranno adulti migliori di quelli che stanno vietando a dei poveri diavoli di approdare sulle sponde del nostro paese. Adulti migliori di tutta quei piccoli meschini che sorridono alle disgrazie di chi è più in difficoltà di loro. Adulti migliori di quelli poveri che fanno la guerra ai poverissimi.
Continuate a giocare, bambini. Sono certo che sarete degli uomini migliori di noi.
Recentemente, ho letto alcuni articoli sulla dolorosa questione della pedofilia che ho trovato piuttosto interessanti.
Il primo rimarca un discorso che vale la pena di ripetere. La famiglia non è un luogo necessariamente felice, dove un bambino può svilupparsi e crescere.
Se poche settimane fa scrivevo che uccide più la famiglia della mafia, è di alcuni giorni fa la notizia di quanto esce dai dati raccolti dal Telefono azzurro: i casi di abuso, perlomeno quelli che vengono denunciati, avvengono sei casi su dieci in famiglia, per mano di padri, madri, parenti o amici di famiglia.
Può sembrare una banalità, ma in realtà siamo in un’epoca in cui si torna molto a cercare un mostro da sbattere in prima pagina, meglio se brutto e straniero, e in cui la famiglia è difesa a priori, come fosse una sorta di sacro feticcio.
La seconda notizia è ancora più significativa: a margine dell’ennesimo arresto di fruitori di pedo-pornografia on line, un articolo di Repubblica, per bocca di Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, porta finalmente l’attenzione sulle vittime. Credo valga più di tutto, riportare le sue parole:
“Nel Decreto Sicurezza, di recente approvazione al Senato, [pare] siano state dimenticate le vittime del pedobusiness. Per i bambini che subiscono violenze sessuali dirette, infatti, la legge prevede il gratuito patrocinio dello Stato.
Nel Decreto Sicurezza del governo invece i minori sfruttati sessualmente da pedofili per produrre e diffondere materiale pedopornografico non sembra abbiano gli stessi diritti. Eppure la circolazione di immagini che riportano lo strazio di circa 40.000 bambini in tutto il mondo riguarda prevalentemente minori dai 7 ai 9 anni, vittime evidentemente dimenticate. Insomma, è in atto un processo culturale pericoloso, che tende a considerare la pedofilia on line un crimine virtuale e non una vera e propria atrocità contro l'umanità, che coinvolge bambini veri e sempre più piccoli, sfruttati per alimentare ogni giorno un infame mercato di esseri umani".