Un inno alla pace
Via mail mi arriva questa bella segnalazione. E' un video veramente simpatico. Da guardare.
E buon weekend a tutti!
Via mail mi arriva questa bella segnalazione. E' un video veramente simpatico. Da guardare.
E buon weekend a tutti!
Mi piacerebbe pensare che la colpa sia del sangue al cervello. La mia nonna veneta mi ha sempre detto di non stare con la testa in giù che poi ci si ubriaca.
Certo che il premier con quell'inchino al Papa, un capo di stato che si inchina di fronte ad un altro capo di stato (qualunque maggiordomo avrebbe insegnato al premier di non piegarsi così tanto) di sangue alla testa deve essersene fatto venire un sacco.
Dopo quell'occasione, il nostro premier ha iniziato a parlare e comportarsi in modo strano. Al punto che in rete, qualcuno si è messo a vergare:
«Berlusconi alla messa per l'inaugurazione del nuovo campanile. Berlusconi che "rifiuta cortesemente la comunione" al vescovo manco fosse una tartina ("ostia, signori?" - "no, grazie: ne avete champagne?"). Berlusconi che chiede al vescovo di cambiare la regola sui divorziati (l'ennesima legge ad personam nascosta sotto l'interesse collettivo, Walter, digli qualcosa), realizzando quello che i più consideravano impossibile, ovvero l'ingerenza dello Stato Italiano sul diritto canonico. Il vescovo che gli risponde "lei che ha potere, si rivolga a chi è più in alto di me" - un po' come nella famosa barzelletta - confermando quello che i più avevano già intuito, ovvero la fusione delle gerarchie vaticane e statali in un unico grande intreccio in cui il Presidente del Consiglio è al di sopra dei vescovi ma al di sotto del Papa. Un senatore sarà più o meno importante di un cardinale? Aboliremo il canone 915 con un decreto legge? Berlusconi Papa? Dov'è Francesco D'Agostino quando serve?»
Di sicuro, a seguito di quell'inchino, il buon Ratzinger non solo ha di certo ottenuto più soldini per la "sua" scuola cattolica (che non c'è occasione che non batta cassa), ma non solo. Probabilmente, in quell'inchino si nasconde anche, quel piccolo emendamento che chiameranno, giorni dopo, "salva-preti". Quello che se un prete venisse intercettato si dovrà avvisare il vescovo; e se ad essere intercettato fosse un vescovo, addirittura il Vaticano. Che dopo lo scandalo legato al Crimen Sollecitationis, dei preti pedofili spostati dai superiori di diocesi in diocesi e delle diocesi americane in bancarotta per i processi ai suoi preti pedofili, questo emendamento suona un po' strano e soprattutto discriminatorio verso le altre confessioni che non hanno rapporti "così in alto". "A pensar male…" insegnava Andreotti. E sì che lui, di faccende della chiesa romana se ne intendeva.
Da questo ambiente di inchini, baciamano e regalini, però, la comunità valdese si chiama fuori, scrivendo un editoriale indirizzato a Gianni Letta, che è di una dignità e di una rettitudine sconvolgenti e la cui lettura integrale consiglio vivamente (ringrazio Mauro per avermelo fatto leggere dal suo blog). In esso, tra le altre cose si dice che
«A valdesi e metodisti […] non interessa una norma che garantirebbe ad alcune confessioni religiose dei privilegi rispetto a qualsiasi altra associazione, ente, azienda. Il senso di questo diniego sta in due argomenti: uno civile e laico, l'altro propriamente teologico.
Non ci interessa un privilegio di questo tipo perché crediamo fermamente che Chiesa e Stato abbiano competenze diverse: e se non possiamo tollerare che lo Stato interferisca nella libera testimonianza della Chiesa o di qualsiasi altra comunità di fede, al tempo stesso non vediamo la ragione per la quale la Chiesa dovrebbe essere coinvolta nell'azione di un organo dello Stato quale la magistratura. […] La seconda ragione è strettamente connessa alla nostra idea della testimonianza cristiana. Siamo convinti che la Chiesa debba testimoniare l'Evangelo senza i condizionamenti che le derivano da riconoscimenti speciali, privilegi, concessioni da parte del potere politico. Come cristiani evangelici sentiamo che il Signore ci ha chiamati ad essere testimoni della sua Parola: e la sua Parola, libera e disarmata, è la nostra forza. Ed anche l'unico privilegio che siamo disposti a riconoscere ed anzi a rivendicare per la Chiesa di Cristo.»
Detto questo, sul quale vale la pena di riflettere, c'è da augurarsi che la battaglia parlamentare spinga il Governo a ritornare sulla via della laicità.
E vorrei rivolgermi in questo senso ai Radicali, che di queste battaglie sono stati alfieri. Devono tornare a farsi pieno carico di questi temi. Ogni vero Radicale, anche quelli che, da tempo, amano baloccarsi disquisendo di economia e politiche liberali.
Non è meno dignitoso tornare a parlare di laicità e diritti.
In questo tempo triste in cui una destra al Governo, faccendiera e arrogante, stacca assegni alla Chiesa di Roma pur di non essere ostacolata dal pensare ai fatti suoi e l'opposizione ombra che porta
nel suo interno personaggi assurdi e anacronistici come i teodem che rappresentano in parlamento i fedeli cattolici con la Binetti e il cilicio… in questo tempo triste c'è bisogno di Radicali e delle storiche battaglie radicali che non sono state vinte con la legge sul divorzio e la 194 di trent'anni fa.
La battaglia per la libertà e la laicità, nel nostro paese, non si smette mai di combattere.
Avanti, allora, che si aspetta a far casino in piazza, magari e meglio se a fianco alla Sinistra?
Il bambino
è fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c'è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme. Gli dicono insomma
che il cento non c'è.
Il bambino dice:
invece il cento c'è.
(Loris Malaguzzi)
E intanto, neanche a farlo apposta, proprio oggi è nato il mio secondo nipote, la mia seconda italo-francese. E dopo Yari, Sophie!
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Non escludo di averci, per un attimo, sperato. Del resto, oramai non mi sembrava possibile che potesse ancora impegnarsi per sé e le sue aziende. Mi sembrava che con la stagione 2001 - 2006, avesse già fatto tutto quello che doveva per i suoi affari privati. E invece no: ecco allora spuntare già nei primi giorni l'idea del governo di salvare Rete4, quindi di bloccare non la pubblicazione delle intercettazioni, ma le intercettazioni stesse, per poi passare a questa porcheria che apre la pista all'ennesimo bypass di un processo a carico del premier, senza dimenticare la disponibilità di Scajola di assecondare Confindustria, posticipando l'entrata in vigore della class action.
Ieri si è svolto il Pride della regione Piemonte a Biella, un paesone da poco divenuto provincia. Ed è la prima volta in Italia, che il Pride non si svolge in una grande città. Anche qui, come a Roma, il Prefetto - la dottoressa Narcisa Livia Brassesco - sostienendo che “il Pride non deve disturbare e infastidire la cittadinanza”, dal momento che “fare un gay pride dentro la città vuol dire costringere il cittadino biellese ad entrare in una manifestazione in cui non intende trovarsi”, decide di non lasciare le piazze centrali e storiche per offrirne una più piccola e periferica, accettata dai comitati promotori. Il Prefetto ha poi addotto ulteriormente la scusa di disturbo verso lo spettacolo di Marco Paolini, che si sarebbe tenuto per altro al chiuso e in serata. Ma non è di cose fastidiose che voglio parlare, anche perché così facendo ha attirato i media sull’evento e su una manifestazione di protesta in cui io pure (tra le associazioni radicali). La dottoressa ha quindi fatto un gran favore al Pride. E il suo operato ha dato il via ad un’interrogazione parlamentare (collegata al caso di Roma).
