Avevo già accennato qui del processo più o meno velato di rivalutare il senso del fascismo. L’altra sera, con spirito di abnegazione, ho pensato di seguire il programma di rete4 “Vite Straordinarie” che ha dedicato la sua ultima puntata alla figura di Benito Mussolini.
Con sottofondi musicali delicati e malinconici di Yann Tiersen (il compositore delle musiche de "Il favoloso mondo di Amelie", per intenderci) o tratti da “Lezioni di piano” è stata mandata in onda quella che Natalino ha definito “la telenovela del duce”.
La figura di Benito Mussolini è stata riproposta, nel documentario della rete serva, in chiave subdola e ruffiana: di lui si parla in termini di grande leader, grande comunicatore, geniale statista riconosciuto a livello europeo.
Il senso dell’omicidio di Matteotti è rovesciato e viene fatto notare come il duce si sia coraggiosamente assunto la responsabilità di questa morte.
I progressi (progressi?) apportati dal fascismo (o "colpi portati a segno", come viene detto nel servizio) hanno un rovescio della medaglia che ci viene bisbigliato nel documentario: la perdita della libertà. Ma la cosa è talmente sussurrata da passare inosservata.
Cosa è voluto dire perdere la libertà? Perché gli storici stipendiati Mediaset non lo dicono. E forse vale la pena ricordarlo. Significa: essere picchiati a morte dai fascisti (Gobetti), imprigionati e mandati al confino (Gramsci), lo scioglimento e la depurazione dei partiti all’opposizione, totale controllo della stampa, della vita privata, della corrispondenza. E l’elenco andrebbe avanti all’infinito…
Nessun accenno al figlio del duce, rifiutato e lasciato morire in un ospedale psichiatrico (ne avevo parlato nel post che si apre cliccando “qui” della prima riga), il duce passa, cito ancora Natalino, “come un bonario personaggio, con la passione per la gnocca”.
L’unico imperdonabile errore del duce è stato, sempre secondo gli storici Mediaset, quello di legarsi ad Hitler (ma viene fatta notare la distanza tra i due e come il dux italiano alludesse ironicamente all’effeminatezza dell’omologo tedesco…), promulgando così le strazianti leggi razziali, e segnando il suo declino.
L’uomo che aveva piegato e sfiancato l’Italia è stato poi mostrato sul finale con pietà, magro e scavato nella sua rocambolesca fuga.
Questo post, malgrado il mio sdegno, non vuole aprire un’inutile polemica, ma limitarsi a constatare.
Com’è necessario constatare che si stia risollevando la questione di piazzale Loreto. A chi chiede le scuse dal popolo italiano, mi limito a segnalare quanto appreso in un seminario di storia che ho seguito alcuni anni fa al Museo diffuso per la Resistenza di Torino: l’ostentazione del cadavere è una pratica comune in ogni guerra civile. Lo è stato da sempre (si pensi alla Rivoluzione Francese o più recentemente al conflitto tra Utu e Tutsi o nei Balcani). L’Italia era di fatto in un contesto di guerra civile.
Ricordino questo, i signori delle destre.
Non avranno le nostre scuse. Nonostante il politically currect imperante.