Povero Cristo
... così conto di scriverti in questi giorni, in occasione del duemilaseiesimo anniversario della tua nascita.
E quindici o vent’anni da che non mi rivolgo a te. Non è stata una scelta voluta. Forse, per qualche incrocio di geni – qui non c’entra neanche la ragione – ho rigettato il teorema che ti vuole uomo, dio e figlio di dio.
Così, nel momento in cui ti parlo, non posso che avvicinarmi con i miei pensieri a te come lo farei pensando a grandi condottieri del passato, intellettuali e scienziati che hanno segnato, nel bene e nel male, la nostra via.
Non posso che rivolgermi a te che come persona, per gridare tutta la mia rabbia.
In tuo nome, una stirpe maledetta ha ucciso, saccheggiato e mortificato i suoi simili. La Storia è intrisa del sangue delle Crociate, di quello di Giordano Bruno, di quello delle popolazioni indigene dell’America; la Storia grida il silenzio che ha accompagnato la tua chiesa durante l’Olocausto, il suo consenso allo spietato Pinochet, le collusioni piduiste.
In tuo nome – tu, che non lo hai mai chiesto – sono state uccise migliaia di persone. Spente milioni di voci.
Ed è anche il nome tuo ad esser stato saccheggiato. E ora mi appari ancora più vittima di quanto, per scherno, ti appesero alla croce.
La tua chiesa, oggi, fa impietosire la natura. È una vecchia bigotta ossessionata dal controllo (morboso) sui corpi, più che interessata a guidare le anime di chi, per DNA, crede nei suoi precetti. E si dilunga a parlare di sciocchezze umane.
Anziché guardare e gridare ogni ora ogni minuto contro tutte quelle nazioni che quotidianamente praticano la pena di morte, discutono fino a quando conservare in vita con delle macchine una larva umana, per negargli infine una sepoltura con rito religioso.
La tua chiesa accompagna ancora oggi lo sciocco imperatore della nazione più potente del mondo, infimo uomo che dice di parlare in nome tuo.
Questa maledetta chiesa, figlia di Satana – se esistesse – più che tua, lascia morire di AIDS la pietosa terra spaccata del sole.
Questa maledetta chiesa tace dei trafficanti di armi, di petrolio, di persone; gli stessi neo-con che ne rimpinguano le casse.
Piccoli e grandi generali si muovono ancora oggi in nome tuo. E lo stesso vale per il tuo omologo mediorientale. Sul suo nome, come sui rami di un albero, si appendono stragi e veli e bigamia.
I nostri miseri stati, i nostri miseri governi sono nella loro mani. In quelle mani scorrono sangue e soldi.
Ti hanno sputtanato, Cristo. Ti hanno sputtanato per duemila anni.
Non posso chiederti di illuminare le loro menti, non credendo io in te in quanto dio e detentore di un mondo dopo la morte.
Ti chiederei, semmai, di scomparire, far svanire il tuo ricordo ormai manipolato.
Scomparire dalle nostre menti. Per svelare oggi la loro reale miseria, le loro reali politiche, i loro reali sotterfugi.
Questo sarebbe, oggi come oggi, secolo dopo secolo, il segno più grosso della tua potenza di uomo.
Questo potrebbe essere un modo per iniziare a salvarli. E salvare noi tutti, vittime di tutte le chiese.
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