Mario e Carlo
Mario Placanica e Carlo Giuliani. Ovvero, il ragazzo ucciso e il ragazzo che gli ha sparato.
In questi giorni Placanica, carabiniere ventenne al G8 di Genova, dice di non essere stato lui a sparare su Giuliani e apre nuove questioni sui fatti di quei giorni. E' giusto che la verità venga a galla, che si sappia chi ha ucciso Carlo Giuliani. E' giusto che sua madre - oggi deputato di Rifondazione Comunista - lotti per questa causa.
Ma ciò che non posso sopportare, è che si tramuti in un criminale un ragazzo di vent'anni, come Placanica, con occhi spenti, uno sguardo poco intelligente e una parlata con marcato accento del Sud.
Placanica è già stato il capro espiatorio delle forze dell'ordine, che non a caso non lo hanno protetto e lo hanno buttato fuori dall'Arma.
E' doveroso rimarcare che entrambi sono vittime di un sistema - anche politico - che li ha organizzati e contrapposti. Ma a far le spese di questo sistema sono stati, comunque, loro. Due ragazzi di vent'anni. Uno ha perso la vita, l'altro - continuando a cambiare versioni - denota come la sua vita sia comunque spezzata, interrotta a quelle ore.
A chi critaca facilmente Placanica, dico di provare per un attimo a mettersi nei suoi panni. Quanta paura, quanta ferocia dovevano esserci nel suo animo di ventenne, in quelle ore.
Ma la colpa, ripeto, è di chi li ha organizzati. Da ambo le parti. Genova è stato il campo di battaglia di forze - anche politiche - opposte. Chiediamoci oggi chi ha ordinato alle forze dell'ordine di usare tutta quella violenza. Chiediamoci chi ha organizzato i Black Block, chi li ha armati, chi li ha guidati. Questi nomi sconosciuti sono i veri responsabili della morte di Carlo e della non vita di Mario, le vere vittime del G8 di Genova.







