La Consulta mette ordine nella riforma della scuola

Alcuni mesi fa, all’epoca del movimento studentesco dell’Onda e delle grandi contestazioni contro il Decreto Gelmini, mi ero preso la briga di cercare di conoscere nel dettaglio questo decreto e la riforma della scuola che da questo sarebbe derivata. Dopo un po’ di letture, dunque, per fare un poco di chiarezza avevo scritto alcuni post piuttosto dettagliati dal quale si deduceva che la riforma dettata dalla Gelmini era poca cosa, bricioline, mentre le grosse manovre – tra cui il ridimensionamento della rete scolastica – si attenevano a quanto decretato, soprattutto per quanto riguardava tagli e riduzioni, nella Finanziaria del 2008 (e in questo modo la si metteva perciò anche nella giacca a chi già parlava di referendum*).
Ecco, oggi torno a scriverne perché leggo molti titoli di giornali decisamente faziosi, che se la prendono con Mariastella inutilmente e ingiustamente (vedi qui, qui e ancora qui). Inutilmente, intanto perché della vera Mariastella non abbiamo più notizie da tempo (di lei possedevamo solamente un’intercettazione telefonica con la collega Maria Rosaria, detta Mara, oggi purtroppo andata perduta), mentre la copia robotica, che vediamo oggi è una povera sartina, che opera a lume di candela in una soffitta della brianza cantando tra sé e sé “Mi chiamano Mimi, ma il mio nome è Lucia”.
Ingiustamente, perché si colpisce il soggetto più debole e più facile da colpire – l’antipatica sartina brianzola – senza segnalare che la Corte Costituzione ha cassato un articolo del Decreto Gelmini, che non faceva altro che seguire alla lettera quanto indicato dalla Finanziaria sul ridimensionamento della rete scolastica.
Insomma, decretando che la competenza è delle Regioni e non dello Stato , non è che si sia bocciata Mariastella (oh come piace ai nostri mediocri giornalisti giocare con titoli così cretini: il ministro dell’istruzione è stato bocciato! Uauh che titolone brillante!, roba che manco Studio Aperto), semmai si è portato un poco d’ordine in un ambito intricato, tra stato e regioni, come le competenze sulla scuola.
E ad essere stato considerato anticostituzionale e quindi illegittimo è dunque un articolo della finanziaria scritto da chi tira i fili della poveretta – che di scuola ne capisce come me di ingegneria – vale a dire il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Ora, lascio a voi le riflessioni sul fatto che i nostri giornali preferiscano scaricare la colpa sulla povera sartina – il cui compito era quello di tagliare, tagliare, tagliare – anziché sul committente del vestitino.
* Oltre al fatto che non si supera più il quorum in Italia da vent’anni, la nostra Costituzione prevede che non si possano fare referendum su leggi fiscali e dunque sulle finanziarie.
PS Vi siete ricordati di scrivere a Marino?





E non me ne perdo uno. La scorsa sera, per esempio, sono uscito beato dalla sala dopo aver visto
